Mariangela Melato, «sul palcoscenico dell’eternità»

Sabato 12 gennaio nella Chiesa degli Artisti i funerali della poliedrica attrice, scomparsa venerdì 11. Alla celebrazione, accanto a Renzo Arbore e alla sorella Anna, protagonisti del cinema, del teatro e della tv di Graziella Melina

«Vivere non per sé, ma amando, perché ciò che si ricorda di noi è l’amore e il bene che abbiamo manifestato e seminato». Mariangela Melato ci ha dimostrato che la passione per la danza, il cinema, il teatro sono un dono, anzi una «vocazione che va vissuta non con narcisismo ma al servizio degli altri». È il messaggio che l’attrice lascerà ai suoi cari, al pubblico che l’ha seguita e amata e ai nuovi giovani artisti. Lo ha sottolineato il rettore don Walter Insero alle centinaia di persone che sabato hanno partecipato al funerale dell’attrice, scomparsa l’11 gennaio a 71 anni, nella Chiesa degli Artisti, la basilica di Santa Maria in Montesanto. Tantissimi, più di un migliaio, sono rimasti fuori, fino alla fine della celebrazione.

In Chiesa, la bara, ricoperta da rose bianche, è stata fatta passare su un tappeto rosso, lungo la navata centrale: un tributo all’attrice, una sorta di ultima passerella, «la più importante», ha sottolineato don Insero. Vicino all’altare, la corona di fiori donata dal Presidente della Repubblica e il gonfalone della città di Milano, città natale dell’attrice. Davanti alla bara, un cuore di rose rosse, con la scritta “Renzo”. E poi, tra i tanti fiori posati per terra, quelli del sindaco di Roma, del teatro Belli, di Massimo Ranieri.

«Oggi viviamo un dolore, ma siamo nutriti da una grande speranza: la morte non ha l’ultima parola sull’esistenza – ha detto don Insero durante l’omelia -. Mariangela è andata via in punta di piedi. Viviamo tutta la fatica del distacco, ma noi non l’abbiamo persa: la sua bell’anima, il suo profondo io, quello che ricordiamo di lei, è un dono per tutti, è la sua anima che continua a vivere». La bellezza che «ricordiamo di lei – ha poi aggiunto – è espressione di serenità e di grazia. Mariangela era onesta, rigorosa, ma non pignola né saccente. Ha vissuto la sua malattia con grande dignità e coraggio. Non voleva disturbare, non voleva che la sua sofferenza gravasse sugli altri. A volte la vita può permettere un’esperienza dura come la malattia – ha proseguito il sacerdote -. Ma Dio ci dona sempre la forza per affrontarla, ci dona delle persone accanto». Alla luce della Risurrezione di Cristo, «l’amore è più forte della morte. Il nostro amore per Mariangela non diminuisce, né lei smette di amarci. È finito solo il primo atto. Ora si trova sul palcoscenico dell’eternità. Il momento della morte che temiamo – ha rimarcato – è un incontro con il Dio della vita».

In prima fila, visibilmente affranto, Renzo Arbore, compagno di vita e di lavoro dell’attrice. Vicino a lui Anna, la sorella, e Annabella, una cara amica. Oltre ai familiari, agli amici, al medico e al personale paramedico che l’ha assistita, alla celebrazione hanno partecipato rappresentanti del mondo della politica, come Gianni Letta e Walter Veltroni; padre Simeone, del Patriarcato di Costantinopoli. E ancora, tantissimi volti noti del mondo del cinema, della televisione e del teatro: Marisa Laurito, Gianni Boncompagni, Paolo Villaggio, Giancarlo Giannini, Pippo Baudo, Gianni Minà, Luigi Rondi, Lina Wertmüller, Roberto D’Agostino, Lina Sastri, il maestro Gianni Mazza, Paola Saluzzi, Luciano De Crescenzo e tanti altri.

Alla fine della Messa, ad attendere l’attrice, una piazza gremita di gente in attesa fin dal primo pomeriggio. «Mariangela è stata una donna autenticamente coraggiosa», e «un’appassionata cittadina italiana. Ci mancherai», ha detto Emma Bonino, incaricata di rendere un omaggio all’attrice. La bara è stata quindi portata via, non senza difficoltà, tra la folla, la ressa delle tante telecamere, dei giornalisti, dei fotografi. E l’applauso finale e commosso della piazza.

Attrice e cantante, Mariangela Melato era nata a Milano nel 1941. In teatro ha lavorato con Dario Fo, Luchino Visconti, Luca Ronconi. Poi, negli anni Settanta, il debutto al cinema. Da allora era stata diretta tra gli altri da Elio Petri, Stefano Vanzina, Lina Wertmüller, Luigi Comencini, Giuseppe Bertolucci, Pupi Avati, Mario Monicelli. Il pubblico televisivo l’aveva seguita proprio lo scorso 1° gennaio, su Rai1, nella sua interpretazione di Filumena Marturano, al fianco di Massimo Ranieri, trasmessa in replica in prima serata.

14 gennaio 2013

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