Matisse e Bonnard, due maestri al Vittoriano
L’esposizione raccoglie 230 opere e una raccolta di lettere che i due pittori, e amici, si scambiarono di Francesca Romana Cicero
La mostra al Complesso del Vittoriano propone un inedito accostamento tra Bonnard e Matisse, due artisti affini nell’accorata dedizione alla pittura, ma inconciliabili nell’espressività. L’accostamento di opere che si diversificano per segno e resa formale è stato oggetto di numerose critiche, unitamente alla scelta del titolo della mostra – apparso a taluni puerile – dovuto all’incipit di una cartolina che i due si scambiarono. L’intento del comitato scientifico organizzatore in realtà non è di avviare un confronto tra opere, ma di consentire l’osservazione in parallelo della tensione creatrice di due pittori uniti da stima reciproca. Stima riscontrabile in un fitto carteggio, complementare all’esposizione, che attesta la condivisione di un altrove poetico ed estetico, e l’interesse per le stesse tematiche: i ritratti, i paesaggi (in particolare il mediterraneo), le nature morte, la grazia femminile e i nudi. Entrambi hanno esaltato il colore, privilegiando la luce. Mentre Bonnard con stratigrafie di colore e segni lascia che la luce provenga dalla stessa tessitura della tela per rivelare l’interiorità del quadro, Matisse si abbandona ad una luminosità senza ombre per far sì che «la sua stessa opera diventi luce» (Flam).
Sono in mostra 230 opere tra olii, sculture, acquarelli, gouaches, documenti e disegni. L’esposizione evidenzia la preoccupazione di entrambi di esprimere se stessi nella pittura. In costante dialogo con la natura evocatrice di vita e fonte di gioia, alla quale tuttavia l’artista non deve sottomettersi, in quanto le uniche regole che contano sono quelle del dipinto, Matisse e Bonnard hanno concepito l’opera non come mera espressione della realtà. Bonnard si è soffermato sulla creazione della percezione che un soggetto produce, privilegiando la piattezza alla profondità ed introducendo un personale ripensamento dell’impressionismo in chiave post-impressionista. Analogamente, Matisse ha superato la cosiddetta “pittura della mimesi” nell’accostarsi all’arte orientale, caratterizzata da colori piatti, forme giustapposte e non gerarchizzate, in una crescente tensione verso un’arte decorativa, apprezzabile anche su stoffe, ceramiche e tappeti.
Su i due è pesato a lungo un giudizio severo della critica che ha rimproverato loro di aver deluso le attese del XX secolo. Secolo che privilegiava le forme simboliche non evocative e rifiutava la mancata appartenenza a movimenti, che si andavano affermando con tutta la loro irruenza e novità – quale ad esempio il cubismo – grazie anche alla forte personalità dei loro principali esponenti, contrapposta a quella di questi due esteti solitari. Se Matisse omai gode universalmente del riconoscimento della critica che ne ha riconosciuto la modernità sperimentativa, su Bonnard ancora oggi pesa un giudizio ambivalente, un po’ stemperato proprio dall’amico pittore che lo difese con calore subito dopo la sua scomparsa.
“Viva la pittura!”, Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere, fino al 4 febbraio 2007. Orario: dalle 9.30 alle 19.30; il venerdì e il sabato fino alle23.30; la domenica fino alle 9.30-20.30. Biglietto: intero 10 euro, ridotto 7.50. Informazioni: telefonare allo 06 6780664
22 novembre 2006