Melazzini: «Anche se malati, tutto è possibile»

Al Policlinico Gemelli la testimonianza del neo assessore alla Sanità della Lombardia, medico e malati di sclerosi laterale amiotrofica. Annunciato dall’ospedale un centro per le malattie neuromuscolari di Nicolò Maria Iannello

La testimonianza di uomo che nella malattia ha scoperto il senso della vita. È la storia di Mario Melazzini, il medico con la sclerosi laterale amiotrofica, da pochi giorni assessore regionale alla Sanità in Lombardia, intervenuto al Policlinico Gemelli venerdì scorso, 9 novembre, all’incontro che dà il via a “La vita è degna, sempre”, un ciclo di conferenze per riflettere sui momenti “fragili” dell’esistenza, come la vecchiaia o la malattia. Promotore dell’iniziativa è il Centro di ateneo per la vita dell’Università Cattolica, in collaborazione con il Centro culturale della sede romana dell’università.

«Sla: di inguaribile solo la voglia di vivere. Le questioni aperte per malati e familiari» è il tema di questa prima tavola rotonda durante la quale, davanti a una platea di giovani studenti di medicina, l’ex presidente dell’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla) ripercorre la sua vicenda: dalla diagnosi della malattia alla scelta di morire. Fino al desiderio di ricominciare, perché «anche se malati tutto è possibile». E ne è convinto oggi più che mai il neo assessore, 54 anni, da dieci affetto dalla Sla, che ai ragazzi spiega quanto la sofferenza «sia un valore aggiunto che ti aiuta ad affrontare con positività la vita».

In qualità di medico e con l’esperienza di chi vive sulla propria pelle il dolore, Melazzini esorta i futuri medici a «essere umili e accoglienti verso i malati», ricordando che «la dignità della vita non si misura a partire dalla prestanza fisica o dall’efficienza economica della persona», perché «essa ha una valore ontologico». Alla base di questa nuova concezione, tuttavia, «deve esserci un cambiamento culturale che investa la società e la classe medica nella direzione di farsi carico della sofferenza altrui», aggiunge Melazzini.

E il ritratto che emerge dai suoi racconti è quello di un uomo «fortunato», come lui stesso si definisce, mentre su uno schermo vengono proiettate le immagini del documentario “Io sono qui. Sette giorni di appunti della vita di Melazzini”, girato da Emmanuel Exitu. Ma la serenità di oggi è «frutto di un percorso», precisa il medico, perché dopo la diagnosi ci sono state diverse fasi dolorose, culminate nella decisione di rivolgersi a un ente per il suicidio assistito. Poi «il dubbio se morire fosse la soluzione», seguito dall’accettazione del «limite che mi porta a dipendere dagli altri grazie ai quali oggi sono felice».

Le parole di Melazzini aprono un dibattito tra i medici del Gemelli, seduti al tavolo dei relatori, che auspicano che si possa realizzare presto «il centro per le malattie neuromuscolari su cui si sta lavorando in collaborazione con Melazzini», come annunciato da Maurizio Guizzardi, direttore del Policlinico. Ed è Mario Sabatelli, ricercatore dell’Istituto di neurologia, da anni impegnato nel centro a sostegno dei malati di Sla dello stesso ospedale, a fare il punto su questa malattia invalidante «che necessita di un approccio etico e psicologico». Negli anni molti passi avanti sono stati fatti, spiega l’esperto, grazie soprattutto alle cure palliative con cui «è possibile attenuare la sofferenza e prolungare la vita». Ma, aggiunge Dario Sacchini, docente all’Istituto di bioetica del Gemelli, «ogni tipo di provvedimento clinico deve essere sempre su misura della profonda dignità del malato».

12 novembre 2012

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