Messa jazz all’Ara Coeli
Contaminazioni nella “Mass” di Steve Dobrogosz, interpretata dal Coro Musicanova, diretto da Barchi di Mariaelena Finessi
Chi lo ha detto che il termine “contaminazione” trova il suo significato in qualcosa di necessariamente sporco o degradato? «Se l’etimologia della parola evoca pensieri legati alla sua accezione negativa (inquinare, sporcare, ecc.) possiamo invece affermare che nell’arte, nella letteratura, e in maniera ancora più tangibile nella musica, la contaminazione è il frutto positivo di un incontro, di un rimescolamento di elementi di diversa provenienza. Il risultato spesso non è un deturpamento del materiale d’origine ma un arricchimento reciproco, la genesi di un’arte, una letteratura e una musica stilisticamente innovativa». Il direttore d’orchestra, Fabrizio Barchi, spiega così la nascita di “Mass”, del talentuoso e autodidatta Steve Dobrogosz, che domenica prossima verrà eseguita a Santa Maria in Ara Coeli in Campidoglio per la rassegna “40 concerti nel giorno del Signore”.
Ufficialmente battezzata nel 1992 come “Messa per coro, orchestra d’archi e pianoforte”, in realtà l’opera magna del cinquantunenne Dobrogosz da tutti è conosciuta più semplicemente come Messa jazz. Eppure del jazz non ha la timbrica caratteristica delle percussioni e degli ottoni. L’ingegno è allora qui: il compositore, americano per nascita e svedese per formazione, con questa sua Messa e nonostante questa “assenza” riesce «ad immergerci pienamente nelle armonie sonore tipiche del jazz». Certo, continua Barchi, «legare insieme il testo sacro dell’Ordinarium Missae con i temi ora brillanti del piano, ora intensamente melodici del coro e dell’orchestra poteva sembrare una operazione ardita». Il risultato è però straordinario, «il testo sacro acquista un nuovo significato attraverso la gioia, ritmicamente accentuata nel Kyrie e nel Sanctus, o i momenti di estasi lirica e meditativa del Gloria, in parte del Credo e dell’Agnus Dei finale».
A portare in Italia Dobrogosz è stato lo stesso Barchi con il Coro Musicanova, da lui fondato nel 1999 con lo scopo di far conoscere la polifonia vocale di ogni epoca ad un pubblico il più vasto possibile. Vice maestro della Cappella musicale lateranense, Fabrizio Barchi e i suoi ragazzi – che hanno collaborato alle produzioni di Ennio Morricone, Leo Brouwer e di monsignor Marco Frisina, direttore artistico della rassegna “40 concerti”, così come di Mina (“Dalla terra”), Bocelli (“Sogno”) e Branduardi (“L’infinitamente piccolo”) – il 28 dicembre scorso hanno infatti arricchito la loro personale bacheca con l’incisione di “WhiteinBlack”. Il cd, che verrà presentato nel corso della serata, contiene per l’appunto la Messa di Steve Dobrogosz, più sei spiritual. «Il lavoro – spiega il direttore d’orchestra – vuole essere un magma di proposte, una commistione fra stilemi diversi, musica bianca e musica nera, un’opportunità non solo per i compositori ma anche per gli esecutori di mettersi in gioco alla ricerca di nuove forme di comunicazione musicale».
Ancora una volta l’accezione del termine “contaminatio” acquista dunque il suo significato più bello, «una invenzione musicale che è vera e propria osmosi fra la tradizione del testo liturgico e il moderno della sua realizzazione musicale, un ponte in equilibrio perfetto fra reminiscenza e futuro».
Il prossimo appuntamento con la rassegna ideata dalla Pastorale giovanile della diocesi di Roma è fissato per il 14 Gennaio, presso la chiesa di Sant’Eustachio in Campo Marzio, con le “Musiche natalizie per Coro, Organo e Zampogna”. Inizio ore 20.30. Ingresso gratuito.
5 gennaio 2007