Michelangelo: due capolavori nella Paolina sui santi patroni
di Marco Frisina
Tra i capolavori nascosti e poco accessibili che affollano il Vaticano, uno dei più affascinanti e significativi è la Cappella Paolina, di cui è ultimato il restauro. Paolo III Farnese la commissionò ad Antonio da Sangallo il Giovane nel 1537, e nel 1542 chiese a Michelangelo di decorarla con due affreschi: i soggetti scelti dall’artista furono la Conversione di Saulo e la Crocifissione di Pietro. Il pittore vi descrisse i due momenti fondamentali della vita cristiana: la conversione e la testimonianza del martirio, incarnati nei due santi patroni di Roma, nei due Gloriosi Principi della Chiesa. L’artista è ormai anziano e ha già realizzato i suoi sommi capolavori sia nell’ambito della scultura che in quello della pittura e dell’affresco; ma in questi due capolavori della vecchiaia ha voluto donarci la rappresentazione dei suoi pensieri più intimi e tormentati, i suoi desideri spirituali più nascosti e profondi. Nella conversione di Saulo il Signore piomba giù dal cielo con un moto violento, come la luce del fulmine che accompagna il suo gesto imperioso. Saulo è a terra, ormai cieco, e alza il volto verso l’alto in cerca di quella luce; pur essendo giovane in quel tempo viene raffigurato già anziano, e forse Michelangelo ha voluto rappresentare se stesso in cerca della luce di Cristo. San Pietro invece sta per essere innalzato sulla croce: intorno un paesaggio astratto e desolato, mentre lui guarda verso di noi con aria interrogativa e severa e sembra ripeterci le parole che Cristo gli disse: «Seguimi!».
30 giugno 2009