Mickey Rourke in “The Wrestler” coinvolge e convince
Nella sale la pellicola premiata con il Leone d’oro a Venezia: una vicenda che porta lo spettatore nell’America degli ultimi, di chi è spesso ignorato e abbandonato dalla società di Massimo Giraldi
Arriva “The Wrestler”, premiato con il Leone d’oro all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Nelle cronache dal Lido dicemmo che il film, proiettato l’ultimo giorno, mise subito d’accordo critica e giuria, e che, per un assurdo cavillo del regolamento (uno stesso film non può ricevere più di un premio), non fu possibile assegnare la Coppa Volpi come miglior attore a Mickey Rourke.
È possibile ora verificare da vicino la forza di coinvolgimento di questa vicenda che vede al centro Randy, uno che continua ad esibirsi sui ring del wrestling, quando gli anni sono ormai troppi e i trionfi appartengono al passato. Randy tuttavia continua perché non sa fare altro, ma a poco a poco il vuoto affettivo che si è scavato intorno lo assale, si fa pressante, diventa insopportabile soprattutto nel rapporto con la figlia Stephanie. Non basta nemmeno l’estremo tentativo di Cassidy, una che, come lui, si esibisce nei locali quando il tempo sarebbe scaduto.
I toni secchi, riarsi, ispidi della regia, l’ambientazione in un’America minore, fredda e buia, l’interpretazione amara e straniata di Rourke ci fanno entrare nella sofferenza fisica e interiore del protagonista. Randy diventa figura degli ultimi della società, spesso ignorati e abbandonati, ai quali ci sentiamo più vicini.
9 marzo 2009