Muccino velleitario con “Sette anime”

Il regista torna a dirigere Will Smith in una storia ambiziosa e aggrovigliata, tra sensi di colpa e vite da salvare di Massimo Giraldi

Nel 2006 “La ricerca della felicità”, primo film di Gabriele Muccino nel cinema americano, fu accolto da un incoraggiante successo. Così il protagonista Will Smith, attore/divo, lo ha confermato e insieme ci riprovano con “Sette anime”. La storia scelta però è completamente diversa.

C’è un uomo, Ben Thomas, che tempo prima, distrattosi con il telefonino mentre era alla guida, ha provocato la morte di sette persone. Una sciagura terribile, dalla quale Ben non sa come riprendersi, fin quando, distrutto dal dolore, immagina una via d’uscita: contattare sette persone che vivono situazioni di disagio e aiutarle ad uscire dal tunnel in cui stanno precipitando. Tra gli altri, entra in contatto con Emily, una giovane malata di cuore. Con lei si prodiga senza risparmio, fin quando tra i due scatta la molla dell’innamoramento. E a quel punto per salvarla non resta a Ben che il gesto estremo.

Il copione è aggrovigliato ma, soprattutto, troppo ambizioso. Si parla di uno che, per espiare la colpa commessa, vuole pagare a sua volta con la vita, sacrificandosi per gli altri. Temi alti che sfuggono di mano all’attore e al regista, provocando un pasticcio incomprensibile. Il film così, più che irrispettoso o banalizzante, risulta velleitario, un po’ presuntuoso, da non prendere troppo sul serio.

12 gennaio 2009

Potrebbe piacerti anche