“Musa pensosa”
Al Colosseo l’allestimento con opere legate all’iconografia delle muse e ritratti di quanti in loro hanno trovato ispirazione di Francesca Romana Cicero
Alle muse, ispiratrici di poeti, filosofi e musici, che a loro si rivolgevano per poter esprimere liberamente la loro creatività con una perfetta sintesi di soggettività ed oggettività, è dedicata una mostra al Colosseo. Secondo la mitologia, le muse, il cui significato etimologico è “sorgente”-spesso infatti erano assimilate alle Ninfe –, erano delle divinità figlie di Zeus, generate perché ne potessero lodare nell’universo, in parole e musica, la grande opera creatrice. Le muse, sul cui numero non c’è accordo – Pausania ne menziona solo tre, Erodoto dedicò a ciascuna un libro delle sue Storie, nell’Iliade sono invocate come divinità singola e nell’Odissea (canto XXIV) ne sono venerate nove –, incarnarono i diversi rami del sapere e dell’arte.
L’allestimento si snoda al primo piano dell’anfiteatro, accessibile comodamente anche tramite un moderno ascensore a vetri, lungo l’ambulacro dove la luce naturale scherza con quella artificiale, e prevede due percorsi. Nell’ambulacro interno sono esposte opere legate all’iconografia delle muse: da Calliope, musa della poesia epica invocata da Omero, Saffo e Alceo in Grecia e da Virgilio a Roma, descritta nella Teogonia di Esiodo come una fanciulla dalla bella memoria e dalle bianche braccia, «la più illustre di tutte», a Euterpe la dilettosa in quanto procura il piacere in chi l’ascolta, musa della lirica monodica; da Erato, musa della lirica corale, a Tersicore, forse la più nota tra tutte, musa della danza, e Melpomene, musa della tragedia; da Talia (dal verbo greco thàlleinè, fiorire), rappresentazione del clima festoso, presupposto sociale delle creazioni poetiche, protettrice del genere comico, a Clio e Urania, rispettivamente musa della storia e dell’astronomia, fino a una decima musa muta, Tacita, che secondo Maurizio Bettini «invece di sostenere la voce dell’uomo la zittisce», culto romano in quanto «nell’Urbe il riserbo e la scarsa loquacità erano tenuti in grande considerazione».
Una menzione a parte merita la splendida musa proveniente dalla Centrale Montemartini, ma di proprietà dei Musei Capitolini, raffigurate Polimnia (ovvero, “dai molti canti” con i quali ha reso immortale fama a molti), scelta come immagine rappresentativa della stessa mostra. Incarna una delicata fanciulla avvolta in un mantello dal morbido drappeggio che ne esalta, anziché trattenerne, la forza dirompente, con il busto leggermente piegato in avanti e poggiata su un pilastrino. Statua, effigiata in atteggiamento pensoso, tutta protesa verso un remoto orizzonte, probabilmente a lei sola dato di conoscere, che apre e chiude idealmente l’intera mostra.
Nell’ambulacro esterno del monumento sono esposti invece i ritratti (vasi attici, rilievi in marmo e bronzo, affreschi e mosaici) di coloro che nelle muse hanno trovato ispirazione, perpetrandone il mito e il fascino, da Omero ai lirici, dai tragediografi ai filosofi e agli oratori greci e romani: dall’affresco di Achille e Briseide (proveniente da Pompei e risalente al 50-70 d.C.) ai busti di Pitagora, avvolto da un turbante, Cicerone, Socrate e Omero, e il tondo proveniente da Pompei raffigurante Saffo con lo stilo appoggiato alle labbra e i capelli raccolti in una reticella in oro, anch’essa musa, sia pure inconsapevole.
Musa pensosa. L’immagine dell’intellettuale nell’antichità, fino al 20 agosto al Colosseo, orario: tutti i giorni 8.30 – 19.15. La biglietteria chiude un’ora prima. Biglietto: intero € 12, ridotto € 6,5. Il biglietto comprende la visita al Colosseo e Palatino. Informazioni, prenotazioni e visite guidate: Pierreci, tel. 06.39967700 (lun-sab ore 9-13.30/14.30-17). Gruppi € 100, scuole 70, singoli 4, famiglie 3.
12 giugno 2006