«Pirati dei Caraibi», avventura senza fine
Capitan Jack Sparrow e la sua ciurma viaggeranno fino «Ai confini del mondo», nel terzo episodio della saga di Massimo Giraldi
Anche questa dei «Pirati dei Caraibi», al cinema con il numero 3 che ci porta «Ai confini del mondo», si inscrive nel novero delle saghe molto frequenti in questo primo scorcio di millennio. Ritroviamo Jack Sparrow, Will Turner, Elizabeth Swann, Barbossa, tutti coinvolti in iniziative mirabolanti nelle quali la sopravvivenza dei Pirati si confonde con la presenza degli ufficiali inglesi e il richiamo di affetti familiari da vendicare.
Il terzo appuntamento è forse il più ricco visivamente, incentrato su preziose scenografie che restituiscono una indeterminata epoca favolistica dove il viaggio ai confini del mondo risulta credibile e ben motivato. A ridurre un po’ l’entusiasmo interviene la lunghezza della storia: sono 169’ lungo i quali il racconto si perde e si frammenta oltre misura. A un certo punto non si capisce bene chi fa che cosa e chi va con chi, e la vivacità della trama finisce per risentirne. Resta comunque uno spettacolo di notevole impatto accanto alla conferma che in epoca di rigide pretese razionalistiche l’avventura senza tempo e senza luogo (l’isola che non c’è) va incontro ai bisogni dello spettatore di oggi.
27 maggio 2007