Poma e Roig al Museo Carlo Bilotti
I paesaggi dell’artista piemontese e le installazioni dello spagnolo nei due piani dello spazio espositivo di Francesca Romana Cicero
L’isolamento in cui si chiuse per quasi cinquant’anni dopo l’ultima esposizione del 1910 ha contribuito a rendere pressoché sconosciuto anche al pubblico romano Alessandro Poma (Biella 1874, Courmayeur 1960).
Piemontese di formazione classica, Poma si lasciò incantare dalle bellezze artistiche e climatiche di Roma, dove ben presto si trasferì per risiedervi stabilmente. Ebbe come dimora la Casina di Raffaello a Villa Borghese, il cui nome potrebbe essere stato determinato (Raffaello è pittore per antonomasia) proprio dalla presenza in essa dell’artista per quasi 30 anni. La Casina di Raffaello costituì un punto privilegiato d’osservazione della natura per Poma, che entrò a far parte dell’entourage di Giulio Aristide Sartorio ed ebbe numerose frequentazioni con i “XXV della Campagna Romana”, che si proponevano di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione “dal vero” dei luoghi nei dintorni di Roma.
Poma dipinse la bellezza del parco e le sue vedute – l’opera “Villa Borghese” fu acquistata nel 1905 dal re Vittorio Emanuele III –, i viali in controluce, le fontane, i tramonti e gli scorci ripresi dal suo studio, e ritrasse con la stessa delicatezza di tratto anche animali, tra cui farfalle policrome, cigni e animali al pascolo.
Al primo piano del Museo Carlo Bilotti un’esposizione curata da Maurizio Calvesi passa in rassegna tutte le tematiche artistiche care al pittore, e le ripropone lungo il percorso espositivo in piccole sezioni attraverso 62 opere – di cui 56 inedite – tra oli, pastelli, acquerelli.
Diversa è la sensibilità estetica dell’artista spagnolo 42enne Bernardì Roig (Palma di Maiorca 1965), percepibile nella prima personale romana esposta invece al pianterreno del Museo. Il percorso è realizzato intorno a pochi pezzi, da cui si evince il ruolo della telematica, gli stimoli propulsivi dei media e gli effetti nefasti della globalizzazione, che riducono l’uomo contemporaneo ad assenza comunicativa e solitudine. L’esposizione consta di disegni su grafite, carbone e cenere su carta, 3 video e 8 installazioni, costituite da corpulenti figure maschili a grandezza naturale in resina di poliestere. Si tratta di figure bianche – calchi dal vero – sottoposte all’azione “urticante” di fasci di luce accecante, collocate in uno spazio vuoto in cui pareti, soffitti e pavimento, rigorosamente bianchi, interagiscono con esse, lasciandole in preda a disturbi ossessivi ed afasia.
L’opera più importante è “Strauch !” (2004, con lettere luminose in alluminio) eseguita sul calco del padre ed ispirata al personaggio principale di “Frost”, capolavoro di Thomas Bernhard in cui avviene uno scontro intellettuale tra un pittore e il mondo. Il corpo, elemento essenziale nella sperimentazione odierna, il minimalismo (la luce) e i riferimenti al teatro, al cinema e alla letteratura, conferiscono alla sua opera una collocazione particolare nel panorama contemporaneo.
Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia. Fino al 7 ottobre. Orario: da martedì a domenica dalle 9 alle 19 (la biglietteria chiude alle ore 18.30). Chiuso il lunedì. Biglietto: Museo + Mostra intero 4,50 euro; ridotto 2,50 euro; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Informazioni: telefono 06.82059127 (tutti i giorni dalle 9 alle 19.30).
2 ottobre 2007