“Questione di cuore”: la Archibugi coinvolge
Al centro del film l’amicizia tra lo sceneggiatore Alberto e il carrozziere Angelo, la malattia clinica e i problemi esistenziali di Massimo Giraldi
Esce in sala “Questione di cuore”, il nuovo film di Francesca Archibugi, che nel 1988 si impose all’attenzione con “Mignon è partita” e poi con titoli quali “Il grande cocomero”, “Domani” (sul terremoto in Umbria) e altri.
A Roma oggi, Angelo, titolare di una carrozzeria ereditata dal padre, e Alberto, sceneggiatore bravo e incostante, si conoscono in sala di rianimazione. Quando escono continuano a vedersi, e Angelo finisce per accogliere in casa Alberto, in crisi professionale e sentimentale. Ma il male è in agguato e la famiglia di Angelo (due figli, la moglie incinta) rischia di restare sola. C’è il cuore al centro di un’amicizia che nasce dal non avere niente in comune. Sta male il cuore del meccanico Angelo, si agita quello più introverso di Alberto, insofferente e insoddisfatto, polemico e un po’ cinico.
La regista gioca apertamente sul titolo per mettere la malattia clinica al fianco di quella esistenziale, calando in un quartiere romano vivo, forte, vibrante un racconto che non manca di lasciarsi andare a risvolti anche favolistici. Se i due protagonisti sono credibili, il copione indulge a qualche squilibrio di troppo. I temi però (interiori, letterari, sociali, politici…) ci sono e il film resta coinvolgente.
20 aprile 2009