Radio Vaticana presenta “La voce dei Papi”

Digitalizzato l’archivio sonoro dell’emittente: 37mila file audio “raccontano” 80 anni di storia della Chiesa, da Pio XI a Francesco. Il direttore padre Lombardi: «Sistema più efficiente e razionale» di Mariaelena Finessi

Presentato ieri, martedì 1° aprile, “La voce dei Papi”, l’archivio digitale della Radio Vaticana, che raccoglie la voce di tutti i Pontefici che si sono succeduti nel tempo al soglio di Pietro. A partire dal 1931, anno di nascita dell’emittente radiofonica, sono state custodite su supporti di vario genere le voci degli ultimi pontefici, da Pio XI a Francesco: in tutto, 8mila nastri e supporti originali, dai dischi a 78 giri, a nastri magnetici e Cd che documentano 23.207 avvenimenti e che sono stati trasformati oggi in 37mila file. A spiegare l’iniziativa, l’ingegnere Sandro Pieravanzi, direttore tecnico della Radio Vaticana: «Un sistema di archiviazione deve garantire conservazione e fruibilità delle informazioni». Nello specifico, «il sistema utilizza un database che correla i file audio e i file testo consentendo la documentazione degli avvenimenti rispetto al pontefice, alla cronologia, al luogo e a contenuti descrittivi più ampi definiti dall’utente».

Un’operazione, quella della digitalizzazione, che consentirà la conservazione del materiale sonoro, «la cui integrità – ha puntualizzato padre Federico Lombardi, direttore dell’emittente radiofonica e portavoce della Sala stampa vaticana – potrebbe essere messa a rischio dall’usura dei supporti di archiviazione e che, al contempo, permetterà di archiviare le informazioni audio e di testo in maniera molto più efficiente e razionale».

L’archivio così digitalizzato si inserisce tra le iniziative in vista della canonizzazione, che si terrà a Roma il prossimo 27 aprile, dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, occasione che metterà alla prova la funzionalità del sistema: il nuovo supporto digitale punta a garantire, infatti, una più agevole fruizione dei contenuti raccolti in 80 anni di attività da parte degli operatori dell’informazione e degli studiosi.

Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento ha preso parte anche il vaticanista Gian Franco Svidercoschi, che di Wojtyla ha sottolineato, ricordando l’invettiva contro i mafiosi nella Valle dei Templi in Sicilia, come non ci fosse in lui «dicotomia tra l’uomo pubblico e l’uomo privato». Tra i relatori anche il cardinale Giovan Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i vescovi e presidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina, stretto collaboratore di Karol Wojtyla di cui ha ricordato la «profondità di pensiero, la capacità di parlare alle folle, la propensione alle lingue ma soprattutto l’intensità della preghiera. Normalmente – ha aggiunto – non decideva mai su due piedi, ma pregava sempre tanto prima, era un mistico coi piedi sulla terra».

Divertenti aneddoti su Papa Giovanni XXIII sono stati tracciati invece da Guido Gusso, suo aiutante di camera: «Ogni tanto “Giovannino nostro”, come lo chiamava la gente semplice, “fuggiva” dal Vaticano e dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo». Gusso, che è stato accanto a Roncalli già dai tempi in cui questi era Patriarca a Venezia, racconta come il futuro santo amasse andare in giro, osservare paesaggi e persone. «Un desiderio – conclude padre Lombardi – che evidentemente non è caratteristica solo di Papa Francesco».

2 aprile 2014

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