Rapporto Italiani nel mondo: espatriano soprattutto i giovani

Più di 4 milioni e 200mila i residenti all’estero. L’aumento della mobilità come prodotto della crisi. Monsignor Perego: per la crescita del Paese serve «ritorno dei cervelli» di Elisa Storace

Il VII Rapporto Italiani nel Mondo, curato dalla Fondazione Migrantes, è stato presentato ieri (mercoledì 30 maggio 2012) a Roma in un auditorium gremito di ragazzi. Una circostanza non casuale, come notato in apertura dal prefetto Alessandro Pansa, capo dipartimento per gli affari interni e territoriali del ministero degli Interni: «La lettura dei dati del Rapporto 2012 mi ha spinto a concentrarmi su un tema che la presenza di tanti studenti questa mattina richiama: nel corso del 2011 oltre il 45% degli espatri è stato di giovani».

Secondo l’Eurispes, quasi il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita all’estero, anche se i dati relativi al cosiddetto «brain drain» o «fuga dei cervelli» non sono semplici da ricavare. Interessante a questo proposito, seppure non sotto il profilo statistico, la riflessione offerta da Giuseppe Bruno del Crases (Centro Regionale Attività Socio-culturali all’Estero e in Sicilia): «Da un’indagine condotta dal Comune di Milano in collaborazione con l’associazione Italents (svolta su un campione di 1.300 giovani espatriati, ndr) emerge chiaramente il punto debole del nostro Paese: alla domanda sul perché si siano trasferiti all’estero, circa l’80% degli interpellati – ha notato Bruno – ha risposto che “all’estero vige la meritocrazia, mentre in Italia no”. L’urgenza è evidentemente quindi quella di cambiare il sistema Paese».

Secondo gli ultimi dati Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), al 1° gennaio 2012 erano oltre quattro milioni duecentomila i cittadini italiani residenti all’estero, con un incremento di oltre novantatremila unità rispetto al 2011, di cui 38% di nati all’estero e 54% rappresentato da nuovi espatri. Una situazione che impone una riflessione sociale profonda, come sottolineato nel suo intervento da monsignor Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes: «Questo VII Rapporto viene pubblicato in un momento di forte crisi economica per l’Italia, un momento in cui è indispensabile leggere insieme due grandi fenomeni: l’emigrazione italiana all’estero e l’immigrazione stranera in Italia. Leggerli insieme è più che mai necessario – ha detto monsignor Perego – per inquadrali correttamente in un processo più ampio e complesso, quello della mobilità umana, fenomeno in continuo aumento e vero “segno dei tempi”, come si legge già nella Caritas in Veritate».

Una riflessione ripresa anche da Delfina Licata, capo redattore del Rapporto: «La mobilità, in questo periodo di crisi, è certamente un prodotto, ma anche uno dei fattori costitutivi della crisi stessa, particolarmente nel nostro Paese. Difatti, per quanto riguarda l’Italia – ha precisato Licata – non si registra solo un incremento degli espatri, ma anche un flusso ininterrotto di trasferimenti interni alla ricerca di lavoro, in cui la meta resta ancora il centro-nord. Flussi che poi vanno anche verso l’estero e riguardano in particolare le nuove generazioni». «Il ritorno dei cosiddetti cervelli – ha sottolineato monsignor Perego -, che io preferisco chiamare ricercatori, esperti, professionisti, potrebbe diventare un motore della crescita per il nostro Paese, ma per far sì che questo possa avvenire occorre che la partenza non sia conseguenza di un bisogno, ma possa, in futuro, essere collocata in una naturale fase di formazione professionale, di arricchimento e scambio culturale».

31 maggio 2012

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