Renoir: la maturità tra classico e moderno

Le opere del pittore impressionista per antonomasia, evocatore di un mondo spensierato ed edonistico al Complesso del Vittoriano di Francesca Romana Cicero

L’impegno profuso nella realizzazione dell’allestimento di Renoir: La maturità tra classico e moderno al Complesso del Vittoriano, che di recente ha raddoppiato i suoi spazi espositivi, intende far apprezzare al grande pubblico il sostanziale mutamento d’interesse e di stile adottato da Renoir dopo il viaggio compiuto in Italia tra l’ottobre del 1881 e il gennaio del 1882.

Pittore impressionista per antonomasia, amabile evocatore di un mondo spensierato ed edonistico della brulicante vitalità della Parigi d’epoca, il grande maestro francese non ebbe il favore della critica a lui contemporanea nel preferire, nella maturità, uno stile più “secco”, lineare ed intriso di suggestioni classiche, che traeva ispirazione essenzialmente dalle bellezze artistiche e paesaggistiche del Belpaese (in mostra vari documenti attestano i luoghi visitati, tra cui 2 muse-esempi di sculture romane) ed, in particolare, dalla luminosità degli affreschi della Villa Farnesina di Raffaello e dalla raffinatezza delle pitture di Pompei.

Stile che denota un’impeccabile naturalezza che mollemente si sprigiona, scivola, e s’allunga verso lo spettatore dalle delicate figure di donna, che affollano quest’esposizione. Siano esse madri, fanciulle o bagnanti, un roseo incarnato ne accarezza i volti, su cui si schiudono pudicamente ignari, scuri e irriflessivi occhi a mandorla, e i corpi floridi ed innocenti dalle grandi e rassicuranti spalle; corpi sensuali ma non voluttuosi.

Sensualità assorta, riscontrabile in modo più manifesto nelle bagnanti- in cui rievoca il topos artistico della ninfa colta di sorpresa o della Venere (dalle sembianze parigine) che esce dalla spuma del mare-, o che affiora più delicatamente nelle ragazze che portano senza fatica delle ceste con arance o del pesce – immagine idilliaca di un sereno mondo contadino-, o nelle ballerine, – omaggio all’Algeria e all’oriente, di gran moda in quel periodo, o nella suonatrice con chitarra che indossa su un fluttuante vestito una sorta di bolerino da torero- ispirato, secondo talune interpretazioni, alle belle Otero, di cui tuttavia la riservatezza dello sguardo e della posa della modella raffigurata è in palese contrasto con la vita da cortigiana della famosa ballerina delle Folies Bèrges, e in tanti altri esempi di donna.

Straordinario ritrattista, Reni ha avvantaggiato come soggetti anche i bambini, di cui con poche pennellate ha reso il candore e l’innocenza, accentuata dall’intensità dell’espressione. Interessante la scelta espositiva di selezionare ritratti maschili, degno completamento della naturalezza delle pose e dell’espressione femminili, nonostante la vivacità delle vesti. Costumi bizzarri o variopinti in contrasto peraltro con l’uniformità della moda del tempo.

Tra le opere da segnalare, “La lettera”, omaggio all’arte fiamminga da cui assimila il topos, e le “Due fanciulle al piano” – occupazione tipica delle ragazze di buona famiglia -, inserite in uno spazio chiuso, sottolineato dalla tenda alle loro spalle e dallo sguardo non rivolto all’osservatore. Selezionati anche esempi del fascino della natura in ogni suo aspetto subito da Renoir: dal mazzo di rose poggiato sul pianoforte, alle composizioni floreali (graziosi esperimenti di tonalità e colori), ai pesci che avrebbe mangiato a cena, e dalle vedute di Napoli ai favolosi panorami francesi, come la magnificenza del paesaggio intorno a Les Collettes, suo ultimo rifugio.

I dipinti sono accompagnati da disegni e stampe che offrono un confronto tra bozzetto e opera realizzata, e tra l’opera e la sua rielaborazione e riproduzione. In mostra anche alcune sculture eseguite con un giovane catalano, a causa dell’artrite che lo costrinse su una sedia a rotelle e gli impedì di usare le mani, e medaglioni che costituiscono una sorta di tributo a pittori, viventi o deceduti, significativi per la sua vita d’artista e d’uomo.

“Renoir. La maturità tra classico e moderno”, fino al 29 giugno, Complesso del Vittoriano, Via di San Pietro in Carcere. La mostra, organizzata da Comunicare Organizzando, è curata da Kathleen Adler. Catalogo: Skira euro 35,00. Orari: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30, venerdì e sabato 9.30-23.30, domenica 9.30-20.30. Ingresso: € 10 intero € 7.50 ridotto. Informazioni: tel. 06.6780664.

25 marzo 2008

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