Riaperta la chiesa dei Cappuccini a via Veneto

Sono stati necessari due anni di restauri, costati 2 milioni di euro, per riportare all’«antico splendore» la chiesa di Santa Maria della Concezione dei cappuccini, la «chiesa dei romani» di Giulia Rocchi

Splende il «San Francesco d’Assisi sorretto dall’Angelo dopo le stimmate», opera di Domenichino. Quasi brilla il Crocifisso ligneo che, secondo tradizione, fu disegnato da Michelangelo in persona. E spiccano le venature dell’altare maggiore, realizzato dai marmi dismessi dalla Fabbrica di San Pietro. Tutto è nuovo, pulito, bellissimo. Sono stati necessari due anni di restauri – costati due milioni di euro – per riportare all’«antico splendore», come si dice in questi casi, la chiesa di Santa Maria della Concezione dei cappuccini, al civico 27 di via Veneto, nota semplicemente come «chiesa dei cappuccini» o addirittura «chiesa dei romani».

L’intervento è stato fortemente voluto dalla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio, diretta da Federica Galloni, e dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma, diretta da Daniela Porro, in sinergia con il Fondo edifici di culto. A guidare i restauri Giorgio Leone, direttore della Galleria Corsini, e a realizzarli i tecnici delle soprintentendenze di Roma e del Lazio con «Cbc-Conservazione beni culturali soc. cop.» e «Roma Consorzio Restauro Opere Manufatti Artistici». Fatta costruire da Papa Urbano VIII in onore di suo fratello Antonio Barberini, membro e protettore dell’ordine dei capuccini, la chiesa raccoglie preziose testimonianze della pittura romana degli anni trenta del Seicento.

«L’interno dell’edificio sacro è stato completamente restaurato – sottolinea il soprintendente Daniela Porro -, per un totale di duemila metri quadri di superficie pittorica. L’assunzione della Vergine raffigurata sulla volta a botte, ventinove fra tavole e tele che decorano le dieci cappelle laterali, il pavimento, il coro settecentesco realizzato da abili frati intagliatori e anche l’altare marmoreo che ha svelato una scoperta: i marmi provengono dalla basilica di San Pietro ed è stata ritrovata pure la firma dell’artefice, Carlo Fancelli». Restaurata anche una bellissima scultura in stucco raffigurante l’Immacolata, opera del Settecento la cui superficie era completamente coperta da pitture successive, significativa perché è il modello con cui venne poi fusa la statua d’argento che Giovanni Battista Maini realizzò per la cattedrale di Lisbona, ora purtroppo completamente distrutta. Sistemati pure la facciata e il portone in legno.

«Abbiamo cercato di fare un restauro che interessasse tutta la chiesa – spiega Giorgio Leone -, dalle tele alle pitture murali ai legni ai marmi, e anche gli ex voto e le lampade. Abbiamo proposto un sistema di illuminazione nuovo per facilitare la visione delle tele e delle pale d’altare che sono oggetto di devozione». Iniziati nel marzo del 2012, i lavori si sono conclusi nei giorni scorsi e lunedì la chiesa è stata riconsegnata ufficialmente ai frati e alla devozione dei fedeli. «La sua particolarità è che questa è la prima chiesa a Roma intitolata alla Santa Concezione di Maria – rivendica frate Rinaldo Cordovani, rettore nonché archivista provinciale dell’ordine -. Noi cappuccini abbiamo sempre avuto il culto di Maria che, come diceva san Francesco, “ha reso Dio nostro fratello”».

Allora non resta che arrivare a via Veneto, salire la scala a forbice ed entrare in questo gioiello del Seicento, ammirare il «San Michele Arcangelo» di Guido Reni – già restaurato in precedenza – e gli altri dipinti qui custoditi. Poi fermarsi in preghiera. «Nelle cappelle laterali – ricordano i frati – sono sepolti il primo santo cappuccino, Felice da Cantalice, e vari frati morti in fama di santità, fra i quali, nella prima cappella a destra, il popolare frate della tv, padre Mariano da Torino, del quale è in atto la causa di beatificazione».

14 marzo 2014

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