“Romanzo di una strage”, fare memoria

Nelle sale il coraggioso film di Marco Tullio Giordana sull’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e sull’omicidio Calabresi di Massimo Giraldi

Se è vero che il cinema italiano produce in larga parte commedie declinate su varie angolazioni quasi sempre premiate dal consenso al botteghino, la voglia di muoversi in altre direzioni tuttavia non manca. Un esempio è l’uscita in sala in questo fine settimana di “Romanzo di una strage”, un film di Marco Tullio Giordana. I fatti sono tanti e dal loro svolgimento sono trascorsi più di quaranta anni.

A Milano il 12 dicembre 1969 un’esplosione alla Banca Nazionale dell’Agricoltura provoca 17 morti e circa novanta feriti. Alla Questura, il commissario Calabresi e i suoi due superiori cominciano a seguire la pista anarchica, la stessa verso la quale si erano orientati in occasione delle altre numerose bombe esplose in città negli ultimi mesi. Tra i fermati c’è Giuseppe Pinelli, un ferroviere che frequenta circoli anarchici, mentre poco dopo viene arrestato Pietro Valpreda, un ballerino riconosciuto da un tassista che lo aveva accompagnato in banca. La cronaca incalza in modo lacerante: Pinelli precipita dalla finestra dell’ufficio di Calabresi e muore; due giudici scoprono le trame eversive di un gruppo di estremisti di destra, e due nomi di spicco, Freda e Ventura, vengono arrestati. Ritenuto il colpevole della morte di Pinelli, Calabresi il 17 maggio 1972 viene ucciso appena uscito di casa.

Giordana ha riferito di aver ascoltato alcuni ragazzi durante un’intervista in palese imbarazzo perché non sapevano niente di piazza Fontana. Qualcuno faceva il nome delle Brigate rosse, che invece sono legate al decennio successivo. «Credo che un film – precisa – pur nelle inevitabili semplificazioni, possa aiutare la ricostruzione di un avvenimento così controverso, possa fissarlo nella memoria dello spettatore, appiccicandosi al suo vissuto come una esperienza personale». Premesse del tutto condivisibili, nell’ottica di riportare in primo piano la nostra storia e di fornire elementi per ricostruirne lo svolgimento.

La materia è certamente spinosa, ardua, difficile da dipanare, forse non aiutata dai lunghi tempi processuali che pure alla fine hanno emesso alcune sentenze. Il copione cerca di rimettere tutto sul tappeto, e il regista resta un po’ intrappolato nella vischiosità delle ipotesi, indeciso se scegliere il tono della ricostruzione storica, della denuncia secca e amara, della storia di genere tra thriller, fantapolitica, spy story. Da questa incertezza deriva anche il titolo, che Giordana riprende da un articolo di Pasolini pubblicato sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974 (“Cos’è questo golpe? Il romanzo delle stragi”). Imperfetto e coraggioso, il film di Giordana impone a chi c’era di non dimenticare e esorta i più giovani a studiare, conoscere, riflettere.

2 aprile 2012

Potrebbe piacerti anche