“Salmi e mottetti romani” a Santa Maria in Montesanto

Solisti, coro ed ensemble vocale-strumentale, diretti dal maestro Marco Feruglio, in un repertorio di Händel e Vivaldi di Mariaelena Finessi

«La potenza dei testi di Davide, unitamente alla grandiosità dell’architettura e dell’arte romana barocca stimolarono l’innata vena teatrale di Georg Friedrich Händel, che realizzò questi capolavori con un’adesione allo spirito dei testi del tutto superiore ai modelli dei pur grandi compositori del passato e dei suoi stessi contemporanei con i quali venne a contatto durante il soggiorno in Italia». Il maestro Marco Feruglio, che dalla sua ha una significativa esperienza nella direzione orchestrale del repertorio barocco, racconta il fascino e l’influenza che l’ambiente romano dovettero esercitare sul giovane compositore tedesco per condurlo a scrivere – meglio, a consegnare alla storia – lavori come “Nisi Dominus” e “Dixit Dominus”. Riproposti domenica 4 febbraio, per la rassegna dei “40 concerti nel giorno del Signore”, probabilmente furono proprio tali brani a rendere fruttuoso il soggiorno romano di Händel, già felice per il favore arrisogli come esecutore all’organo.

È il 1707 quando il cardinale Carlo Colonna gli commissiona una serie di salmi, mottetti ed antifone da eseguire per la festività di Nostra Signora del Carmine che si celebrava, e si celebra tuttora, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto. Cioè in una delle due costruzioni gemelle, opera del Bernini, aperte su piazza del Popolo e nella quale, a distanza esatta di 300 anni, domenica tornerà a risuonare il genio di Händel. L’esecuzione – dirigerà il friulano Feruglio – sarà affidata al gruppo vocale “Musicum” e all’ensemble vocale-strumentale “Collegium Apollineum”.

All’ascendente romano è probabile debbano riferirsi anche i due gioielli vocali di Antonio Vivaldi: i mottetti per voce solista “In furore iustissimae iræ” e “Longe mala, umbræ, terrores”, attribuiti agli anni ’20 quando Vivaldi era a Roma per la rappresentazione di due sue opere al Teatro Capranica: “Ercole su ’l Termodonte” e “Giustino”. I più forti indizi di “romanità” riguardano il mottetto “In furore”, per i “40 concerti” consegnato al soprano Annamaria Dell’Oste, tra le interpreti più note del repertorio barocco, sul quale si è formata giovanissima, aiutata dal fratello Cristiano – come lei stessa racconta – che nel frattempo si esercitava al clavicembalo, strumento protagonista del ‘700. «La cantata “In furore iustissimae irae”, come già spiega il titolo, è energica anche se ha poi nella parte centrale un adagio, ed un allegro finale». Una sonata, che «per questo suo particolare carattere – conclude Dell’Oste – mi si addice molto». Il brano “Longe mala” è affidato invece a Romina Basso, artista dalla voce scura e da un fare concitato (anzi, «allegro moderato», dice). Che sente nel sangue una predisposizione del tutto naturale per le pagine dell’età barocca.

Ambedue i mottetti appartengono comunque alla tipologia “per ogni tempo”: adatti cioè all’esecuzione in qualsiasi momento dell’anno. La mancanza di una destinazione precisa rispetto al calendario sacro rinsalda così l’idea che essi non siano stati concepiti per ispirazione religiosa. Quest’ultima, sebbene vi figuri, è superata dal valore squisitamente musicale: la difficoltà imposta alle parti vocali è modellata sull’esempio operistico, che si palesa nel richiamo a tipologie drammaturgiche codificate nell’impervia scrittura, oltre che nel ricorso alla forma d’aria col da capo. Segni di una ricerca della spettacolarità che qui riesce con mirabile maestria. Capolavori «di fronte ai quali – e Romina Basso è disposta a scommetterci – chi ascolta e chi interpreta non può restare indifferente».

Il prossimo appuntamento con i “40 concerti” – ideati dall’ufficio per la Pastorale giovanile della diocesi di Roma – è per l’11 febbraio (ore 20.30) a Santa Francesca al Palatino con le “Sacre cantate e musiche della Riforma”. Ingresso libero.

2 febbraio 2007

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