Santa Teresa d’Avila
Catechesi, cura della vita spirituale e solidarietà al centro della vita della comunità del quartiere Pinciano di Graziella Melina
Cura della vita spirituale e catechesi. Sono da sempre i due punti di forza della parrocchia di Santa Teresa D’Avila, al quartiere Pinciano, affidata ai Carmelitani Scalzi. Il parroco, padre Angelo Ragazzi, per 26 anni a Verona, è alla guida della parrocchia di Corso d’Italia soltanto da due mesi. Ma sa già tutto della realtà del territorio. E pure della sua storia. «La nostra parrocchia in questi ultimi 30 anni ha subito una profonda trasformazione. Una volta era un riferimento notevole, era molto viva, perché era molto popolata». Ora conta 5mila abitanti. «Questo quartiere si sta lentamente trasformando in una zona di uffici e appartamenti, abitati da persone sole e da anziani – prosegue -. Gli affitti sono molto alti. E le famiglie giovani vanno ad abitare altrove».
Padre Angelo ricorda poi gli anni in cui l’oratorio era «molto vivace». «Adesso i bambini fanno qui da noi il catechismo perché si trovano a frequentare le scuole della zona». Su 150 ragazzi che seguono la catechesi della prima comunione e della cresima, quasi la metà vengono da fuori. Eppure, nonostante sia cambiata la «situazione pastorale», come tiene a sottolineare padre Angelo, l’attività catechetica di San Teresa D’Avila ancora oggi è alla base dell’impegno parrocchiale. «Abbiamo ripreso gli incontri con gli adolescenti. E stanno dando bei frutti – racconta padre Alessandro Donati -. Ci incontriamo regolarmente ogni due settimane per approfondire un itinerario sulla catechesi e sulla realtà giovanile. E i ragazzi stanno dimostrando d’essere sensibili. È un’esperienza dove bisogna investire molto». Padre Alessandro segue anche il gruppo giovani. Si ritrovano il giovedì sera, re ne fanno parte anche alcuni universitari della vicina facoltà di sociologia dell’università La Sapienza.
Catechesi ma anche solidarietà. «Da circa tre anni – prosegue padre Alessandro – è nata una sorta di gemellaggio con la Piccola casa di San Giuda Taddeo di via Gradisca», la casa famiglia gestita dalla suore carmelitane che ospita adolescenti dai 14 ai 18 anni. «Abbiamo iniziato un cammino di amicizia – racconta – che si focalizza in un appuntamento di lavoro comune, il martedì pomeriggio. Mangiamo insieme e prepariamo dei lavori artigianali che poi mettiamo in vendita. Il ricavato viene devoluto alle opere missionarie della Chiesa. È una terapia reciproca di vicinanza – spiega – che sta dando dei frutti bellissimi. Le ragazze partecipano alle attività della parrocchia. Per loro è diventato un momento importante».
Oltre a quello degli anziani, una cinquantina, qui il «gruppo storico» è senz’altro quello della pastorale familiare. Anche loro fanno attività di catechesi, ma si impegnano anche in altri settori: raccolgono fondi da destinare ad una missione in Africa, e c’è chi partecipa alla corale di Santa Teresa. Altri, poi, curano la diffusione di Avvenire attraverso il progetto Portaparola. Come Laura Ruschioni, insegnante in pensione e Roberto Battisti, ex funzionario di banca. «Il gruppo famiglia esiste da 25 anni – raccontano – e noi ne facciamo parte da sempre. Ora siamo una quarantina di persone, e ci incontriamo una volta a settimana». Sempre i due coniugi, ogni giovedì, seguono un gruppo di giovani dai 25 ai 30 anni, che vogliono approfondire la catechesi per adulti.
In parrocchia ci sono anche 5 comunità del cammino catecumenale. Attivi da più di 25 anni, contano circa 200 componenti, tra giovani e adulti. Vengono da diverse parti di Roma, e si incontrano il mercoledì e il sabato. «Il nostro è un cammino di riscoperta del battesimo, per gli adulti e i ragazzi», spiega Giuseppe Napoleoni. «Nel corso degli anni – continua – abbiamo accolto gente anche molto lontana dalla Chiesa. Il nostro punto di partenza è che ci dobbiamo convertire. Vorremmo anche costruire la storia con le nostre mani, una storia fatta a immagine di Dio». E poi anticipa: «Domenica 21 inizierà una nuova catechesi, aperta a giovani e adulti. E al termine di questo cammino di fede si formerà una nuova comunità, la sesta».
Nel frattempo, padre Angelo lavora già alla realizzazione di tre prossimi obiettivi. Innanzitutto un nuovo consiglio pastorale, che manca da due anni, una commissione liturgica e poi la costituzione di «un centro di ascolto collegato alla Caritas diocesana, dove poter segnalare situazioni di disagio. Un filtro – spiega – ma anche l’immagine di una comunità che ti accoglie, ti ascolta, e ti aiuta».
19 gennaio 2007