Sant’Egidio, al Trullo marcia contro la violenza
In risposta ai ripetuti episodi di violenza avvenuti in città, la Comunità trasteverina scende per le strade del Trullo. Circa trecento i partecipanti tra giovani, anziani e immigrati di Michela Altoviti
Si è svolta in un silenzio composto e insieme gioioso, la fiaccolata per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio nel quartiere del Trullo: ieri sera, giovedì 14 luglio, erano circa 300 le persone che alle 19 si sono riunite nella sede di via Monte delle Capre per raggiungere insieme l’ottavo lotto, nel cuore del XV municipio, e qui ricordare le vittime della violenza. Negli ultimi mesi numerosi episodi di discriminazione hanno segnato la Capitale: aggressioni a giovani e adulti, italiani e stranieri, si sono intensificate, suscitando in molti preoccupazione. In risposta a queste situazioni, la Comunità di Sant’Egidio sta organizzando una serie di iniziative in diversi quartieri della città per promuovere la convivenza pacifica. «Nella nostra zona – racconta Ada Aloisi, volontaria della Comunità di Sant’Egidio – c’è una grande presenza di immigrati dell’Est europeo. Ci sono stati due episodi forti: alcuni ragazzi italiani hanno bruciato un bar di romeni e anche un locale gestito da egiziani è stato danneggiato». Segnali di aperto scontro che non hanno lasciato indifferenti gli abitanti del quartiere, anzi: «tra la gente – spiega Ada – c’è voglia di vedere concretizzarsi la solidarietà, la convivenza pacifica, ecco allora il senso di proposte come quella della fiaccolata» .
Una manifestazione «non estemporanea – sottolinea Filippo Sbrana, uno degli organizzatori – : di certo una risposta puntuale ai recenti avvenimenti ma anche un’iniziativa che si inserisce in un disegno più ampio di città», capace di cogliere nella periferia un valore aggiunto, non un limite, «secondo un’idea cristiana che dice “no” a una città fatta di persone sole e, quindi, vulnerabili e timorose». Hanno invitato a non avere paura i «Giovani della Pace» della Comunità che hanno fondato la band «The sounds for peace» per diffondere anche con la musica il principio della tolleranza. Citando le parole di Giovanni Paolo II hanno cantato: «Non abbiate più paura: aprite i confini del mondo!». E il pontefice da poco proclamato beato è stato ricordato anche da don Paolo Corsi, parroco di San Girolamo, nel territorio del Trullo, che si è detto felice per inziative come la fiaccolata e ha citato un Angelus del gennaio 2005 in cui Giovanni Paolo II, sul Vangelo di Matteo, affermò: «Beati gli operatori di pace! Il loro stile di vita non si improvvisa, si apprende!»; a dire come alla pace si possa e si debba educare anche attraverso momenti di condivisione e presa di coscienza, «specie per i più piccoli», ha detto don Paolo evidenziando la presenza di bambini e il bel segno di aprire con i loro disegni di pace, uniti come uno striscione, la fiaccolata.
Insieme ai più piccoli c’erano anche persone anziane; una di loro, Pina Marantonini, ha portato la sua testimonianza: da 45 anni vive al Trullo ma le sue origini sono abruzzesi e lei stessa si è definita «una straniera che all’inizio si sentiva tale». Poi l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio che l’ha aiutata a vincere diffidenze e pregiudizi. Lo stesso ha invitato a fare oggi Gabriel, giovane membro di «Genti di Pace», movimento della Comunità che riunisce gli stranieri, anche se lui è stato presentato come un «romeno de’ Roma»: «Diciamo “no” alla paura del diverso – ha affermato – e la logica dell’egoismo lasci spazio agli scopi comuni».
15 luglio 2011