Scheda: Un «profeta» del dialogo. Il ricordo di Renza Fozzati
Nel giorno delle esequie, la professoressa Fozzati (Sidic) racconta l’ultimo incontro con don Andrea, il 27 gennaio scorso
Il sito del Sidic
«Un uomo di Dio e un profeta». Così definisce don Andrea Santoro la professoressa Renza Fozzati, per venti anni insegnante di religione e da altrettanti impegnata nel dialogo ebraico cristiano con il Sidic, Servizio internazionale di documentazione sulle relazioni ebraico cristiane. «Ho conosciuto don Andrea un paio d’anni prima che partisse per la Turchia – ricorda la professoressa -, perché stava organizzando, nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, un corso di studio sulle festività ebraiche. Mi ha subito colpito quel sacerdote dal carattere forte, coinvolgente, tutto preso dal desiderio della missione – prosegue -. Era sempre in prima fila a prendere appunti e a fare domande. Gli interessava ogni cosa dei rapporti con l’ebraismo, e confesso che ho dovuto prepararmi molto bene per soddisfare il suo profondo interesse».
L’amore per il dialogo ecumenico e interreligioso, da parte del sacerdote ucciso domenica scorsa nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, nella Turchia settentrionale, «non era superficiale o emotivo, ma radicato nella sua fede e nella sua concezione dell’uomo». Don Andrea Santoro era un sacerdote «di spessore», sostiene la professoressa, «consapevole della propria identità ma anche della necessità di costruire ponti tra le religioni e le culture».
In questa maniera nacque una stima reciproca che non è venuta meno neanche con la partenza di don Andrea per la Turchia, nel 2000, come sacerdote “fidei donum” della diocesi di Roma. «Ci sentivamo per telefono perché ogni volta che tornava in Italia era pronto a organizzare per i suoi ex parrocchiani momenti di studio e di preghiera». L’ultimo si è svolto dal 24 al 27 gennaio. «Mi ha chiamato da Trabzon perché intendeva organizzare un incontro sul matrimonio e la famiglia nel mondo ebraico e voleva assolutamente che io gli trovassi una famiglia praticante ebraica che partecipasse all’incontro. Mi ha fatto quasi diventare matta –racconta Fozzati -, perché in una comunità di 15mila persone, non tutti praticanti e non tutti aperti al confronto, non è stato facile trovare una famiglia disponibile. Quando ci siamo salutati, alla fine del ritiro spirituale che ha chiuso il convegno, mai avrei potuto immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo avrei visto».
In un mondo che scivola pericolosamente verso l’intolleranza e la chiusura, la perdita di uomo e di un sacerdote come don Andrea è un fatto tanto più grave e che genera sconforto. «Nel dialogo con le altre religioni siamo oramai arrivati all’osso – commenta la professoressa -. Tutto quello che c’era da grattare lo abbiamo grattato. Quelli che mancano adesso sono i profeti, persone dal grande spessore spirituale che sappiano farci vedere le cose in maniera diversa, che sappiano andare oltre la realtà che viviamo. Per questo la perdita di don Andrea, un vero profeta del suo tempo, ci rende tutti un po’ più poveri».
10 febbraio 2006