Scienza & Vita sulla legge 40: caduto il divieto di eterologa, si torna al far west
I due presidenti nazionali Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello commentano il pronunciamento della Consulta che apre alla fecondazione eterologa. «Nessun riguardo per i diritti dei bambini» di R. S.
Dall’associazione Scienza & Vita arriva un duro commento alla sentenza della Consulta che «travalica la funzione politica del parlamento su temi complessi che riguardano la società civile e i propri modello di riferimento culturali » e dichiara incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40. Legge della quale, scrivono in una nota i due presidenti nazionali Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, «prosegue lo smantellamento progressivo a mezzo giudiziario. Una normativa forse da rivedere dopo dieci anni, ma che ha avuto il merito di porre un quadro di riferimento scientifico ed etico in tema di procreazione assistita».
Con la decisione della Corte Costituzionale di oggi, mercoledì 9 aprile, «si apre un inesorabile vuoto normativo che prelude al ritorno a quel far west procreatico che in questi ultimi dieci anni era stato possibile contenere – affermano Ricci Sindoni e Coviello -. Con la cancellazione del divieto di fecondazione eterologa viene legittimata ogni pratica di riproduzione umana, con il solo pretesto che tutti, comunque, hanno diritto a veder garantiti i propri desideri. La cultura giuridica si rimette in tal senso al dominio della tecnoscienza, legittimandone lo strapotere».
Ancora, per i due co-presidenti di Scienza & Vita, la sentenza della Consulta «apre lo scandalo del mercato dei gameti: nessuno garantisce che non avverrà – come già ora all’estero – con lo sfruttamento di chi si trova in difficoltà economiche». Quella di oggi, concludono, è «una sentenza nel solco di quella pronunciata ieri in materia di utero in affitto e che, anche in questo caso, rimette in questione i capisaldi della civiltà occidentale al cui interno l’esperienza della trasmissione della vita viene segnata dall’accoglimento del dono senza la pretesa di determinarlo in modo spersonalizzante». In questo modo invece «non vi è riguardo per i diritti dei bambini, chiamati al mondo a tutti i costi in virtù di un non identificato “diritto alla genitorialità”».
9 aprile 2014