Sciopero dei dipendenti comunali, Roma si ferma
Il 6 giugno incrociano le braccia i vigili urbani, il personale dei municipi e i dipendenti delle scuole materne. I sindacati: «Lavoratori impoveriti e umiliati». Nieri: «Sciopero incomprensibile» di R. S.
Sciopereranno tutti, dal personale dei municipi ai vigili urbani fino agli asili nido e scuole materne. Venerdì 6 giugno, saranno in 24mila ad incrociare le braccia; tutti i dipendenti di Roma Capitale. A ribadirlo, fino a qualche ora fa, i sindacati Fp Cgil, Cisl Fip, Uil Fpl e Csa che hanno ribadito di non aver trovato alcun accordo con l’amministrazione capitolina sulla questione del salario accessorio dei lavoratori comunali.
«Il sindaco che chiede pazienza perché la realtà romana è davvero complicata, invece, ritiri la delibera di Giunta che mette una tagliola sulla riorganizzazione della macchina capitolina, frutto di decenni di accordi e leggi», dice il segretario generale della Fp Cgil di Roma e del Lazio Natale Di Cola. Per poi aggiungere: «i progetti presentati per la riorganizzazione di scuola e polizia locale non sono innovativi, non rispondono alle esigenze dei cittadini e umiliano i lavoratori e impoveriranno il loro salario». Il segretario della Cisl Fp Enti locali di Roma e del Lazio Giancarlo Cosentino ha sottolineato: «il 6 giugno ogni servizio della città gestito da Roma Capitale sarà messo nelle condizioni di non essere erogato».
«Le scuole già stanno affiggendo comunicazioni e avvertendo i genitori che non apriranno. Questo non contro la città, ma nell’interesse della città per rilanciare i servizi. Forse l’assenza dei dipendenti farà capire la loro importanza», ha chiarito Cosentino. Non si è fatta attendere la replica del vicesindaco Luigi Nieri che, dalle pagine del quotidiano Repubblica ha dichiarato: «Eravamo partiti da una grande paura: che a causa della relazione degli ispettori dell’Economia non si potesse pagare il salario accessorio di maggio – prosegue Nieri sul quotidiano – Grazie alla circolare del governo abbiamo avuto tre mesi per continuare ad erogare quelle somme e per rivedere gli istituti messi sotto accusa. C’era tutto il tempo per farlo. Eppure lo sciopero è stato proclamato lo stesso. Un atteggiamento incomprensibile».
5 giugno 2014