Sepoltura per tutti i bambini non nati

L’appello al convegno sul tema promosso dall’Associazione difendere la vita con Maria. La Messa con il vescovo Brambilla: «Spezzare le catene dell’egoismo e del peccato» di Daniele Piccini

Due giorni di convegno per accendere i riflettori sugli invisibili: sui 400 bambini che in Italia vengono abortiti ogni giorno (in Europa uno ogni 15 secondi) e su quelli che muoiono naturalmente, prima di vedere la luce. L’Associazione difendere la vita con Maria ha organizzato, sabato e domenica scorsi (26 e 27 marzo 2011), presso il Pontificio ateneo Regina apostolorum, il convegno “Bambini non nati, l’onore e la pietà” per focalizzare il fenomeno da una triplice prospettiva: teologica (quale il destino escatologico di questi bambini morti prima del battesimo?), pastorale (cosa fare per aiutare le famiglie e promuovere la cultura della prevenzione?), giuridica (cosa prevede la legge italiana sul seppellimento dei bambini non nati?).

Monsignor Marco Doldi, membro della commissione Teologia internazionale, ha affrontato la questione della salvezza dei bambini non battezzati: «La teoria teologica del limbo lascia insoddisfatti molti cattolici ed è motivo di sofferenza per i genitori cui non è stato possibile battezzare il proprio figlio. Com’è possibile che una parte dell’umanità sia esclusa dalla Salvezza senza alcuna responsabilità? È però al contempo urgente conciliare la speranza di salvezza dai bambini non battezzati con la fede nella necessità del battesimo per ottenere la Salvezza».

Il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, ha parlato di un «Vangelo della vita» che non è solo per i credenti, ma per tutti. «La vita – ha spiegato il porporato – è un valore che ogni essere umano può cogliere anche alla luce della ragione. La Chiesa vuole contribuire a promuovere uno Stato umano, che difenda i diritti della persona umana, specialmente di quelle più deboli».

Anche la Messa di sabato, presieduta da monsignor Armando Brambilla, vescovo delegato per la Pastorale sanitaria del Vicariato di Roma, è stata occasione per approfondire i temi del convegno: «La parabola del figliol prodigo – ha detto il presule durante l’omelia – dimostra che l’amore del Padre è tanto grande che è capace di trarre dal male un bene ancora più grande. Questa certezza ci consola davanti alla mostruosità del peccato verso i “bambini non nati”». La Quaresima è tempo propizio per «spezzare le catene dell’egoismo e del peccato». Il monito vale per tutti coloro «che praticano la metodica dell’interruzione di gravidanza, poiché hanno smarrito evidentemente i valori e il significato morale dell’esistere, anche se autorizzati dalla legge degli uomini».

A Luciano Eusebi, docente di Diritto penale alla Cattolica di Milano, il compito di analizzare la legge italiana in materia di «trattamento dei resti umani a seguito di morte prenatale»: «La più corretta è la soluzione adottata dalla regione Lombardia, che prevede la sepoltura dei prodotti abortivi di età inferiore alle venti settimane anche mancando richiesta dei genitori». Il giurista ha concluso sottolineando «la necessità della cooperazione tra strutture sanitarie e organismi di volontariato finalizzata alla sepoltura dei resti umani in oggetto (bambini di età inferiore alle 20 settimane per i quali manchi richiesta di seppellimento da parte dei genitori, ndr)».

Infine, in funzione di una pastorale propositiva, capace di prevenire informando, Marisa Orecchia, presidente di Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, ha auspicato una rivoluzione antropologica e l’avvento di un «nuovo femminismo, che non sia però autoreferenziale, ma – con le parole dell’Evangelium vitae – “che esprima il genio femminile, testimoniando il senso dell’amore autentico e del dono di sé e dell’accoglienza all’altro”»

28 marzo 2011

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