«Servo di scena» approda all’Argentina

Da martedì 20 novembre la commedia di Ronald Harwood racconta una storia di amor proprio e ingratitudine, che è anche un inno all’insostituibilità del teatro di Toni Colotta

Tempo di vecchi in queste nostre cronache su Roma Sette, di vegliardi legati carnalmente al teatro. Lo era Re Lear la volta scorsa, personaggio monumentale; lo è il protagonista di oggi, quello della commedia “Servo di scena” di Ronald Harwood, in arrivo all’Argentina martedì 20 novembre per restarvi fino al 2 dicembre. Ma in questo caso si tratta di colui che dà corpo a Lear come a una miriade di altre figure nate nella fantasia di un drammaturgo, Ronald, chiamato semplicemente Sir dal suo titolo di baronetto conferitogli per la eccelsa personalità: cioè un attore. Harwood l’ha immaginato al limite estremo della decadenza fisica e artistica.

Vecchio, appunto. Lo vediamo al tramonto della carriera nel rapporto col suo «servo di scena», Norman, che dà titolo alla commedia. Nell’originale è un «dresser», letteralmente «vestiarista», ma quella traduzione fu coniata da Masolino d’Amico – autore della eccellente veste italiana adottata anche per questa rappresentazione romana – e denota l’ampiezza influente di questo personaggio addetto, sì, al vestiario di Sir ma anche suo cameriere, confidente, factotum insomma. Un rapporto quindi molto singolare fra «padrone» e «servo» in cui questi sostiene e carica il morale calante dell’altro, lusingandolo nel suo amor proprio di «immortale». Ricavandone solo ingratitudine nel momento estremo degli addii.

Tutto questo collocato da Harwood in un frangente ambientale che rendeva estremamente precaria la vita del teatro in Inghilterra, quello del 1942 a conflitto mondiale scoppiato, fra bombardamenti tedeschi e privazioni d’ogni genere. Precaria soprattutto per una modesta compagnia di attori in giro per la provincia. L’autore qui rievoca le proprie esperienze di teatrante, e mette in scena il dentro e il fuori di quel mondo magico e crudele della recitazione e dei camerini, delle miserie e dei capricci, traendone una commedia dai risvolti inquietanti, soffusa di malinconia. Ciò che è nelle corde temperamentali di Franco Branciaroli di cui è la regia e l’interpretazione del grande attore in disarmo nello spettacolo all’Argentina, prodotto dallo Stabile di Brescia e dal Teatro degli Incamminati.

Proprio la lunga esperienza personale sulle tavole e fra la polvere del palcoscenico ha consentito ad Harwood di animare l’azione con figure colorite, forse frequentate dietro le quinte. Senza volerne fare satira. Dice una nota di presentazione: «Omaggio all’Inghilterra e a Shakespeare, “Servo di scena” è soprattutto un inno al teatro, alla sua capacità di resistere in tempi difficili, alla sua insostituibilità».

5 novembre 2012

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