Siria: «Guerra per il gas, non per la democrazia»
La denuncia di madre Agnès-Mariam de la Croix, la religiosa palestinese, superiora del monastero Deir Mar Yacoub a Qara, nel governatorato di Homs, impegnata nella causa del negoziato e della pace di Lorena Leonardi
«Viviamo in una menzogna grandissima, dove si pagano migliaia di dollari perché ciascuno di noi ci creda. La verità non è quella degli schermi tv o delle pagine dei giornali. C’è in atto un’influenza totalitaria per fare di tutti noi un solo pensiero». Sono, queste, parole di madre Agnès-Mariam de la Croix, religiosa palestinese che vive in Siria, superiora del monastero Deir Mar Yacoub a Qara, nel governatorato di Homs. Da mesi impegnata ad aiutare le vittime civili del conflitto e a promuovere la causa del negoziato e della pace, madre Agnès-Mariam ha raccontato la sua testimonianza ieri, 25 luglio, a Roma, nel corso di un incontro organizzato dalla Rete No War.
L’impegno della carmelitana in Siria è dedicato alla condanna della violenza, da qualunque parte provenga, e alla denuncia della grave disinformazione di cui si rendono colpevoli i mass media: «Tutti i mezzi di comunicazione del pianeta formano una sola voce per convincere che la realtà è quella che dicono loro. Ma è tutta una bugia, una manipolazione mediatica. I giornali fanno dei titoli altisonanti: indipendenza, libertà, democrazia. Noi tutti vogliamo che i Siriano vivano in democrazia, certo, ma secondo una loro scelta. Non è per la democrazia, questa guerra: è per il gas. La Siria è più ricca di quanto si pensi, vicino al nostro monastero hanno scoperto uno dei giacimenti più grandi». Madre Agnès-Mariam vive in Siria dal 1994, quando il Paese era già sotto il regime di Assad e, ha raccontato, «aveva una sicurezza invidiabile, certamente per la repressione, ma anche per il tessuto sociale che viveva sotto un’alleanza, rispettando un patto di convivenza».
Il problema della convivenza, ha sottolineato più volte, «non è politico, ma di tipo sociale. Se una persona accetta l’altro non viene siglato un accordo politico, ma un successo sociale che viene dal cuore. Non è stabilito da nessun regime, ma dalle persone». Oggi «le grandi potenze hanno deciso di fermare questo regime dimenticando il patto sociale che è origine e forza della società siriana. Come se la Siria fosse un minorenne incapace di decidere per sé, e avesse bisogno di una nutrice» mentre «una nazione autonoma e indipendente ha diritto di scegliere per sé stessa la realtà e il futuro». Il 90% del Consiglio nazionale siriano, che riunisce gran parte dei gruppi di opposizione, «non viene in Siria da trenta o più anni», ha spiegato la religiosa, che ha testimoniato di aver visto con i propri occhi «centinaia di civili uccisi da forze armate dell’opposizione, presi in ostaggio dai banditi. Ci sono i mercenari provenienti da Libano e Giordania che invadono le zone residenziali di Damasco: questo è contrario alla Convenzione di Ginevra, ma in migliaia entrano senza permesso, per fare la guerra». Fortemente a rischio, oggi, «è la città di Aleppo: non ha voluto partecipare a tutti questi mesi di sollevazione. Dal nord, vicino al confine con la Turchia, arrivano mercenari tunisini, libici, arabi, pakistani, libanesi e sudanesi e afghani. E i mercenari vengono per distruggere, non sono certo un esercito di liberazione».
Come religiosa, ha detto madre Agnès-Mariam, «credo nella liberazione spirituale, nella possibilità di lottare per la libertà. Credo sia un dovere – ha proseguito – aiutare un povero che vuole la sua autonomia e non la avrà perché il mondo racconta tutta un’altra storia. Credo che bisogna essere testimoni veri della sfida del popolo vittima degli attentati». Se, in tutto questo, i cristiani «hanno paura che si ripeta la tragedia di Homs», la speranza di madre Agnès-Mariam è tutta «riposta nel popolo siriano, che è stato abituato a vivere nella diversità. Non è necessario insegnare ai cristiani d’Oriente come dialogare con l’Islam, perché questo accade da secoli. Spero nel rifiuto dell’uso delle armi e nell’inizio della riconciliazione nazionale». Madre Agnè-Mariam appoggia l’iniziativa siriana “Mussalaha”, che vuol dire “riconciliazione” ed è un movimento di pace nato dall’impegno della società civile con aderenti di ogni etnia, fede e credo politico. A Homs, ad esempio, Mussalaha ha ottenuto la liberazione di molte famiglie e in altre città organizza incontri contro la violenza. Che «non è un mezzo utile a qualcosa, nemmeno in Siria», ha ribadito la carmelitana. «Deve cessare. Con questa violenza non avremo neanche un grammo di libertà».
26 luglio 2012