Sul giornale della Santa Croce due storie di vocazione sbocciate grazie a Wojtyla

Alla vigilia della canonizzazione il bollettino della Pontificia Università dà spazio al racconto di due chiamate al sacerdozio legate alla figura di Giovanni Paolo II di R. S.

Un polacco e un salvadoregno: un prete e un seminarista che dicono il loro «grazie» a Giovanni Paolo II, a due settimane dalla sua canonizzazione, attraverso le colonne del bollettino della loro università. Ireneusz e Fernando Alfonso, due storie come tante di questi ultimi decenni, la cui vocazione è maturata per una via che in qualche modo riconduce a Papa Wojtyla.

Sono le storie raccontate sul bollettino della Pontificia Università della Santa Croce, «Amici dell’Apollinare», che alla vigilia dell’evento del 27 aprile dedica – come spiega il rettore Luis Romera – un numero speciale al futuro santo cui tanto deve il centro di studi nato dal desiderio di san Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, e dall’iniziativa del suo successore, il futuro beato Álvaro del Portillo.

Il sacerdote polacco, Ireneusz Marian Rogulski, studente dottorando della facoltà di Comunicazione sociale, ricorda il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II in Terra Santa, nel 2000, che ascoltò alla radio: «Il suo “Venite, seguitemi” entrava nel mio cuore. La mia vocazione la devo a lui, ma anche, lo posso dire scherzandoci un po’, anche alla radio polacca che trasmetteva quelle parole del Pontefice. L’importanza dei mass media! Specie quando trasmettono i discorsi del Papa! Chissà forse per questo oggi a Roma studio comunicazione».

La vocazione di Fernando Alfonso Villalobos Salmerón ha invece inizio con la morte di Papa Wojtyla. «Mentre guardavo il suo funerale – scrive il seminarista al secondo anno di Teologia – mi commossi fino a piangere nel vedere quel grand’uomo che non si sarebbe più alzato fra noi. Era come dire addio a un amico che mi aveva visto crescere. Quel giorno guardando la bara sentii qualcosa dentro di me, sentii come se mi chiamasse e dicesse: “Tu dovresti essere qui, ma non come spettatore piuttosto come celebrante”. Sorrisi all’idea di diventare sacerdote ma quel pensiero non mi ha più lasciato».

22 aprile 2014

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