Terra Santa, la Dichiarazione congiunta di Francesco e Bartolomeo

Un incontro «fraterno» a Gerusalemme, quindi un testo siglato insieme da pontefice e dal patriarca ecumenico di Costantinopoli per ribadire l’impegno comune a «camminare insieme verso l’unità» di R. S.

«Comunione nella legittima diversità». Sono parole precise, quelle di Papa Francesco e del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, contenute nella Dichiarazione congiunta firmata ieri, domenica 25 maggio, nel loro incontro privato a Gerusalemme. Parole che definiscono quel traguardo dell’«unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci», al quale guardava anche l’incontro «fraterno» che ha segnato il pellegrinaggio di Francesco in Terra Santa.

«Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità», hanno dichiarato, anelando «al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico». Intanto, «abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l’indigenza, l’analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella quale nessuno si senta escluso o emarginato».

Nella Dichiarazione, anche un riferimento all’impegno della «custodia del creato»; quindi il richiamo all’«urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si intende promuovere il contributo che il cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanee». Ancora, Francesco e Bartolomeo I esortano «tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l’ebraismo, con l’islam e con le altre tradizioni religiose. L’indifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto».

Comune al pontefice e al patriarca anche la «profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle loro patrie». Di qui la preghiera a Dio «per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente», e specialmente «per le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose – hanno dichiarato Francesco e Bartolomeo – , a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili per conseguire la pace».

26 maggio 2014

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