Trasfigurazione: la «summa» artistica di Raffaello
di Marco Frisina
La grande tavola raffigurante la Trasfigurazione fu l’ultima opera dipinta da Raffaello. Completata con l’aiuto della sua bottega, rappresenta la summa poetica e artistica del grande pittore morto proprio il giorno dopo aver completato il suo capolavoro, il Venerdì santo del 1520. L’opera, conservata ai Musei Vaticani, è straordinaria per molti versi: innanzitutto per il soggetto realizzato in modo particolare e per la tecnica pittorica con cui Raffaello dà inizio a una nuova stagione pittorica che attraverso il manierismo sfocerà nel barocco. Un modo nuovo di raccontare gli episodi biblici in cui il movimento a volte vorticoso si coniuga con la classicità delle figure, l’espressione dei volti dai tratti realistici si unisce a una tavolozza cromatica affascinante. La parte inferiore del quadro è scura e agitata, le figure si affollano intorno all’ossesso che gli apostoli non riescono a liberare mentre la parte superiore è luminosa, eterea. Gesù si è trasfigurato e risplende tra Mosè ed Elia, mentre i tre discepoli sono appesantiti dal sonno, mistico torpore davanti alla sublimità dell’evento. In basso, l’uomo con la sua impotenza; in alto, Cristo che illumina la propria umanità con la luce della divinità. L’intenzione di Raffaello fu quella di rileggere la tradizione alla luce della cultura rinascimentale, senza strappi ma con quella serena armonia che ben esprime la luce divina che promana dall’umanità del Redentore: un vero testamento artistico e spirituale donato ad ogni uomo che vede nell’arte una finestra aperta verso Dio.
8 marzo 2009