Un tempo di spiritualità, comunione, missione
di Luciano Pascucci
Benedetto XVI, dopo la celebrazione dell’Anno paolino, propone a tutta la Chiesa, in particolare ai presbiteri, di celebrare un Anno sacerdotale. L’occasione è il 150° anniversario della morte di Giovanni Maria Vianney, già patrono di tutti i parroci del mondo, e che alla fine di questo anno sarà proclamato anche patrono dei sacerdoti. Il tema che caratterizzerà questo tempo è: “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. E questo per mettere bene in risalto che il dono della grazia divina precede ogni possibile umana risposta e realizzazione pastorale.
Così afferma Benedetto XVI nella Lettera d’indizione dell’Anno sacerdotale: «Il cuore divino chiama il nostro cuore; ci invita a uscire da noi stessi, ad abbandonare le nostre sicurezze umane per fidarci di lui e, seguendo il suo esempio, a fare di noi stessi un dono di amore senza riserve».
La preoccupazione del Papa nei confronti dei preti è ben giustificata. «I sacerdoti – dice Benedetto XVI – costituiscono un immenso dono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità». C’è, da parte del Santo Padre, una grande e sincera riconoscenza nei confronti dei presbiteri e del servizio che svolgono. «Che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione di “amici di Cristo”?».
Perché un Anno sacerdotale?
1) Per un di più di spiritualità. Per promuovere l’impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi. Il prete è chiamato ad essere una sfida evangelica per il nostro tempo, come lo è stato il Curato d’Ars per il suo tempo. Quando si parla dei sacerdoti e ai sacerdoti, l’obiettivo non può che essere molto alto e sublime. I preti sono oggi chiamati ad assimilare quel nuovo stile di vita che è stato inaugurato dal Signore Gesù e che è stato fatto proprio dagli Apostoli. Si tratta di favorire la tensione di ogni presbitero verso la perfezione spirituale, dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del suo ministero. A queste parole del Papa hanno fatto eco quelle del cardinale vicario Agostino Vallini, nell’incontro di inizio anno con tutto il clero di Roma. «L’Anno sacerdotale – ha affermato – vorrebbe sviluppare in ciascuno di noi l’identità sacerdotale e una rinnovata presa di coscienza che vocazione sacerdotale è vocazione alla santità». Rinvigorire la coscienza del dono del ministero ordinato è molto importante perché i sacerdoti vivano gioiosamente il loro ministero. Per questo è necessario che noi sacerdoti sviluppiamo l’attitudine a guardarci dentro, a sostare di più nel nostro mondo interiore, a dare radici profonde al nostro essere consacrati, a curare l’esperienza unica con il Signore.
2) Per un di più di comunione. Il cardinale Vallini già nell’incontro dello scorso anno con il clero di Roma aveva parlato tanto del benessere del prete. E aveva specificato che tale benessere consiste soprattutto nel curare la comunione e la fraternità sacerdotale. L’Anno sacerdotale deve aiutare i sacerdoti a sentirsi dentro il presbiterio e a curare la qualità delle relazioni, soprattutto tra i confratelli.
3) Per un di più di missione. L’Anno sacerdotale è un’opportunità di rinnovamento interiore e di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione. Per un di più di missione è necessario un di più di spiritualità e un di più di comunione. Dalla comunione può scaturire un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo in ogni angolo del mondo. In questo anno il sacerdote deve riscoprire il proprio ruolo missionario, che consiste nell’affrontare le sfide che questo mondo pone.
Tutti questi temi rimandano in maniera diretta al secondo Sinodo diocesano di Roma, che ha tanto riflettuto sulla comunione e sulla missione.
Per quanto riguarda la nostra Chiesa di Roma, il cardinale Vallini, riprendendo il Consiglio Presbiterale del 2 aprile 2009, afferma: «In questo Anno sacerdotale non è il caso di programmare iniziative straordinarie, ma di valorizzare quelle che già ci sono. Si tratta di dare maggiore impulso agli incontri di prefettura, di settore e agli esercizi spirituali. L’unica novità di rilievo potrebbe essere quella di stendere, alla fine di questo anno sacerdotale, un buon testo di orientamenti o regola di vita che aiuti il nostro vivere sacerdotale».
Naturalmente, in questo tempo, il primo impegno è la preghiera per i sacerdoti, perché questa è la vera via di santificazione dei presbiteri e anche l’anima dell’autentica pastorale vocazionale. I laici devono aiutare i propri sacerdoti umanamente e spiritualmente. Devono confortarli con la loro stima, con il loro affetto, con la loro considerazione.
Da ultimo il Papa affida alla Vergine Maria questo periodo. «Alla Vergine SS. affido questo Anno sacerdotale, chiedendole di suscitare nell’animo di ogni presbitero un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo e alla Chiesa che ispirarono il pensiero e l’azione del Santo Curato d’Ars».
22 settembre 2009