L’anno sacerdotale continua…
di Luciano Pascucci
L’anno sacerdotale è iniziato il 19 giugno 2009, con la festa del Sacro Cuore di Gesù e si è concluso l’11 giugno 2010, sempre con la festa del Sacro Cuore. È stato molto significativo che l’anno sacerdotale abbia avuto il suo inizio e la sua fine in questa grande solennità, proprio perché, come diceva il Santo Curato d’Ars: «Il sacerdozio è l’amore del cuore di Cristo». Infatti c’è un legame profondo tra la devozione al Sacro Cuore di Gesù e il ministero sacerdotale. Se dal Cuore trafitto di Cristo nasce la Chiesa, allora il presbiterato insieme con l’Eucaristia è uno dei doni palesi del Cuore di Cristo.
Certamente, come diocesi di Roma, possiamo fare un bilancio molto positivo, a partire dalle molte iniziative che ci sono state, come il pellegrinaggio ad Ars di quasi 300 sacerdoti, dalle molte catechesi sulla vita e sul ministero dei presbiteri. Per non parlare dei tanti scritti sul sacerdozio e anche delle belle testimonianze di sacerdoti riusciti bene.
In quest’anno sacerdotale non si è neanche trascurato di approfondire il tema del sacerdozio comune dei fedeli, che non può essere disgiunto dal sacerdozio ministeriale. Anzi, il sacerdozio ministeriale è tutto da vivere ad esclusivo servizio del sacerdozio comune dei fedeli. Ma sicuramente c’è stato anche un impulso a livello personale molto forte che non è possibile registrare. E poi tutte le provocazioni che ci sono pervenute dal nostro vescovo, il Papa Benedetto XVI, attraverso le sue catechesi, l’udienza al clero di Roma e tutto il suo magistero sul sacerdozio che, a partire dall’inizio del suo pontificato, è sempre di grande profondità e interesse.
Ma ciò che colpisce di più ai nostri occhi è che proprio durante questo Anno sacerdotale siano venuti alla luce i peccati dei sacerdoti – soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli. E tutto questo accompagnato da una vera tempesta mediatica. Certamente si tratta di una questione gravissima, a cui però dobbiamo dire due no. No ad ogni superficiale e irresponsabile minimizzazione del fenomeno: infatti anche una sola vittima di abusi sessuali non può non farci soffrire terribilmente. Il secondo no è ad ogni indebito tentativo di generalizzazione: il peccato grave di cui si sono macchiati alcuni consacrati, non deve far dimenticare tutto il bene che la gran parte di sacerdoti quotidianamente riversa in modo gratuito nella Chiesa e nel mondo.
Paradossalmente questo fenomeno ha provocato noi sacerdoti a ridare urgentemente qualità e profondità al nostro ministero. È proprio vero: se i momenti critici sono affrontati bene, allora sono momenti di grande crescita. Anche in questo ci è maestro il Papa Benedetto XVI. Da lui possiamo elemosinare la risposta migliore da dare alla presente situazione.
Intanto il Papa ha incominciato con il riconoscere tutto il male che viene da noi. «Non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa» (con i giornalisti in volo verso il Portogallo).
La terapia che il Papa ci propone è molto essenziale e diretta: «Vi propongo un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione… Lasciate che ciò generi slancio per un onesto auto-esame e un convinto programma di rinnovamento ecclesiale e individuale…» (Lettera ai cattolici d’Irlanda).
E proprio questo è stato a ben guardare lo scopo per cui il Papa ha indetto l’anno sacerdotale:
«Ho voluto indire l’Anno sacerdotale per promuovere l’impegno di interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi» (Lettera per l’indizione dell’anno sacerdotale).
Dunque, le attuali tristi e difficili contingenze in cui ci ritroviamo, come accade in ogni situazione in cui siamo chiamati, sotto la provvidenza di Dio, a vivere nella fede, contengono una ricchezza di grazia da scoprire. «Paolo ha fatto naufragio nell’isola di Malta. Penso che il motivo del naufragio parli per noi. Dal naufragio per Malta è nata la fortuna di avere la fede. Così anche noi possiamo pensare che i naufragi della vita possano fare il progetto di Dio e possono essere utili per nuovi inizi nella nostra vita» (con i giornalisti in volo verso Malta).
Papa Giovanni XXIII così suggerisce come comportarci di fronte alle critiche: «I sassi che gli altri mi tirano, io non li ritiro, ma li prendo e li uso per fare il selciato per andare in Paradiso».
Non c’è disgrazia al mondo, alla quale non sopravvenga anche una grazia. La grazia che mi sembra Dio voglia offrire in questa stagione della nostra storia è quella del recupero dello spirito di conversione e di penitenza.
«Devo dire che noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, ci appariva troppo dura. Adesso, sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter fare penitenza è grazia. E vediamo che è necessario far penitenza, cioè riconoscere quanto è sbagliato nella nostra vita, aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione, della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della misericordia divina…» (omelia commissione biblica 15 aprile 2010).
«La Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali…» (con i giornalisti in volo verso il Portogallo).
Oltre a re-imparare lo spirito di conversione e di penitenza l’attuale situazione dolorosa ci provoca a recuperare il grande bene della fraternità sacerdotale. «Considerate la grazia inaudita del vostro sacerdozio! La fedeltà alla propria vocazione esige coraggio e fiducia, ma il Signore vuole che anche sappiate unire le vostre forze; siate solleciti gli uni verso gli altri, sostenendovi fraternamente. I momenti di preghiera e di studio in comune, la condivisione delle esigenze della vita e del lavoro sacerdotale sono una parte necessaria della vostra vita. Come è meraviglioso quando vi accogliete vicendevolmente nelle vostre case, con la pace di Cristo nei vostri cuori! Come è importante aiutarvi a vicenda per mezzo della preghiera e con utili consigli e discernimenti! Riservate particolare attenzione alle situazioni di un certo indebolimento degli ideali sacerdotali oppure al fatto di dedicarsi ad attività che non si accordano integralmente con ciò che è proprio di un ministro di Gesù Cristo. Quindi è il momento di assumere, insieme con il calore della fraternità, il fermo atteggiamento del fratello che aiuta il proprio fratello a ‘restare in piedi’» (omelia Vespri sacerdoti e religiosi, a Fatima).
Se l’Anno sacerdotale voleva essere un’occasione di profondo rinnovamento per i sacerdoti, sicuramente questo processo è stato ancor più sollecitato dalla provocazione che ci viene da tutta questa campagna contro gli uomini di Chiesa.
Credo che questo Anno sacerdotale possa avere la sua naturale continuazione in un di più di spiritualità, non solo dei sacerdoti, ma anche all’interno del cammino spirituale di ciascuno e nella maturazione spirituale delle comunità cristiane.
E in un di più di comunione tra noi presbiteri e con i vescovi. Nella Chiesa la comunione ecclesiale ci lega talmente nel profondo dell’anima, da sentire il peccato di ciascuno come una ferita del corpo intero della Chiesa, così come abbiamo sempre fatto nostro ogni merito. È quindi giusto che tutti portiamo il peso delle gravissime colpe di alcuni che oggi il mondo clamorosamente denuncia e che cominciamo a vivere seriamente la dimensione della riparazione per i nostri peccati e per quelli dei nostri confratelli.
Il bene maggiore non consiste nell’abbassare l’ideale, ma nell’innalzare il livello della nostra vita spirituale, nel sentirci tutti più umili, più uniti nella Chiesa, nel non lasciare troppo soli i nostri preti, nel pregare per loro, nel sostenerli con il nostro calore umano. Uno dei migliori antidoti per evitare l’isolamento dei sacerdoti è assicurare loro autentiche amicizie laicali.
22 giugno 2010