Vaticano e Laterano, mostra sui preti al cinema

Esposizione fotografica realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Verdone all’inaugurazione della rassegna che a partire dal 3 giugno sarà ospitata nell’Aula Paolo VI all’Università Lateranense di Massimo Giraldi

Un’indagine realizzata nel 1995 in occasione dei cento anni della nascita «ufficiale» del cinema aveva evidenziato che il personaggio cui registi di tutto il mondo si erano rivolti con più frequenza era Gesù: la sua vita, la sua opera. Non ci sono dati precisi, ma anche la figura del prete occupa di sicuro un posto importante. Chi voglia cominciare a capire quanto il cinema italiano abbia frequentato il «personaggio» del sacerdote può visitare la mostra fotografica «Preti al cinema. I sacerdoti e l’immaginario cinematografico» presentata lunedì scorso e allestita nella sala Paolo VI in Vaticano.

«Il cinema ha offerto una molteplicità di rappresentazioni del ministero sacerdotale, raccontandone spesso il sacrificio e la testimonianza accanto “agli ultimi” della società, sia in tempi di pace che durante i difficili anni della guerra». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha inquadrato l’argomento nell’intervento introduttivo. Ricordando poi che «la centralità e l’importanza della figura del prete nella vita della comunità e della società è stata spesso rappresentata dal cinema già a partire dalla sua nascita».

Curata con passione e competenza dalla Fondazione ente dello spettacolo in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia, la mostra propone un centinaio di fotografie opportunamente ingrandite e qualche sequenza tratta da foto di scena: un materiale in gran parte inedito selezionato a partire dal ricchissimo archivio custodito dalla Cineteca nazionale. Si parte dal Don Bosco del regista Goffredo Alessandrini del 1935 e si arriva al Carlo Verdone, missionario di ritorno a Roma in Io, Loro e Lara del 2010.

Proprio Verdone, presente alla conferenza stampa, ha avuto parole di ringraziamento per la bella accoglienza riservata al suo personaggio, padre Mascolo, al quale «ho voluto dare un volto umano, ponendolo di fronte a una crisi di fede, e ho cercato di farlo con la massima onestà». Quella che lui ammira in sacerdoti «semplici, capaci di instaurare con la gente rapporti pieni di buon senso». A proposito di Verdone, il cardinale Bagnasco precisa come «nei suoi trenta anni di carriera ha affrontato in più di una occasione la figura del sacerdote, sottolineandone a volte difetti e debolezze, con rappresentazioni spesso caricaturali, ma sempre cariche di singolari spunti di riflessione, che solo il linguaggio della commedia a volte riesce a dare».

Pensata e proposta come contributo all’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI, la mostra è stata illustrata nei dettagli da monsignor Dario E. Viganò, presidente della Fondazione ente dello spettacolo: la scelta del percorso cronologico, la possibilità di seguire lo snodarsi dei decenni e quindi i mutamenti storici e sociali. Ancora una volta quindi il cinema come specchio e memoria della nostra storia lontana e vicina; e stavolta visto da una prospettiva finora inedita quale quella del sacerdote. La sequenza è bella e affascinante: attraversa commedia, dramma, melodramma, grottesco, problematico, da Roma città aperta a Prima comunione, da Le notti di Cabiria a Uccellacci e Uccellini, dalla saga di Don Camillo e Peppone a Il piccolo Diavolo.

A partire dal 3 giugno la mostra si sposterà dall’Aula Paolo VI all’Università Lateranense: inaugurazione con il rettore Rino Fisichella, monsignor Pompili (Cei) , i registi Calopresti e D’Alatri alle ore 11.30 nell’Aula Pio XI. Alla Lateranense la mostra sarà visibile a ingresso gratuito fino alla fine del mese. Poi viaggerà per l’Italia con il denso catalogo che l’accompagna e con un libro che, oltre alle foto, protagoniste assolute, si avvale di alcuni interventi di studiosi e critici di cinema.

31 maggio 2010

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