Vita nascente: quando arriva una malformazione

Alla Sapienza il 4° meeting “scientifico-esperienziale” promosso dall’associazione La quercia millenaria di Federica Cifelli
Il sito de La quercia millenaria

Un bambino «speciale», che è «rinato tante volte». È Cristian, 4 anni e una malformazione alla spina dorsale che lo accompagna dalla nascita. Anzi, da prima: dalla 21° settimana di gestazione, quando l’ecografia mostrò una spina bifida con una sospetta idrocefalia. «All’inizio era solo un sospetto – racconta mamma Patrizia -. Poi arrivò la conferma dello specialista: “Il bambino – mi disse – avrà problemi motori, intestinali, al cervelletto. Signora cara, non ha molte speranze!”». Era il 30 giugno 2003.

Sono passati più di 4 anni e domani ci sarà anche lui al quarto meeting “scientifico –esperienziale” organizzato da La quercia millenaria, associazione a tutela della maternità e della vita nascente, sulla terapia delle malformazioni, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Università Cattolica del Sacro Cuore. Nell’aula A della II Clinica medica del dipartimento di Scienze Mediche della Sapienza, a partire dalle 9, si parlerà proprio di spina bifida e teratoma sacrococcigeo. E insieme si parlerà di storie di vita, di dolore e di speranza. Anzi, di amore. Come quella Patrizia e Antonio, che interverranno dopo gli specialisti dell’Università Cattolica e della Sapienza per raccontare del loro rifiuto dell’aborto terapeutico. Del primo vagito di Cristian e della voglia di vivere che gli ha consentito di superare 4 interventi per l’idrocefalia. «È ed è stato una benedizione dall’inizio – continua Patrizia -; ogni sua scoperta diventa per noi una riscoperta: è dolcissimo, forte, amato da tutti. Ci ha insegnato a vivere senza pregiudizi, ad essere liberi; ma soprattutto ci ha donato tanta forza ogni giorno, e noi, ogni giorno, non smetteremo mai di ringraziarlo».

Lo stile sarà quello che l’associazione ha scelto nei suoi tre anni di attività, coniugando l’informazione più completa e corretta sul piano scientifico con «un approccio umano, che è quello di cui i genitori hanno bisogno davanti a un feto malato», spiega Sabrina Paluzzi che insieme al marito Carlo ha dato vita all’esperienza della Quercia millenaria dopo l’esperienza non troppo differente da quella di Patrizia e Antonio avuta con il loro terzo figlio Giona. «La testimonianza di come le famiglia hanno vissuto esperienze di questo tipo – osserva – ha un valore importante anche per i medici che possono rendersi conto che l’aborto “terapeutico” non è assolutamente l’unica strada da percorrere. Si mette in moto una sorta di scambio reciproco tra il medico che dona la sua scienza e la famiglia che offre la sua spiritualità. E spesso si assiste a veri e propri miracoli». Guarigioni o anche conversioni. Ad aprire i lavori sarà dunque il professore Giuseppe Noia, responsabile del Centro per la diagnosi e terapia prenatale dell’Università Cattolica di Roma, che ha accompagnato Sabrina e Carlo prima nell’attesa del piccolo Giona e poi nell’avventura dell’associazione, divenendone vice presidente. Dopo di lui interverranno 5 specialisti della Cattolica e della Sapienza, ai quali lui stesso si affiancherà con una relazione su “Il prenatale del teratoma sacrococcigeo”. Quindi sarà la volta delle testimonianze e poi del dibattito. La conclusione è prevista per le 13.

A fare da filo conduttore, spiega ancora Sabrina, sarà l’obiettivo di andare oltre la sindrome del feto perfetto «per riconoscere anche il bambino con problemi non come una minaccia ma come un dono». Quello che l’associazione cerca di fare ogni anno nei due meeting semestrali dedicati alla terapia delle malformazioni e nei ritiri con le famiglie, «che raccolgono ogni volta anche numerosissimi ospiti». Offrendo anche ai medici l’opportunità di imparare una didattica “di vita” che li aiuti ad andare incontro alla sofferenza mettendo al centro la dignità della persona.

30 novembre 2007

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