70 anni di nozze: il segreto dell’amore
Mariarosa e Giuseppe, ultra 90enni: la storia raccontata dalla figlia Rosalia alla vigilia dell’anniversario di Mariaelena Finessi
Il cognome è doppio, ma tra la prima e la seconda parte c’è un trattino: Varoli-Piazza. «Un segno grafico che si è soliti mettere volendo rimarcare l’origine non nobiliare della famiglia». Siamo in piazza San Lorenzo in Lucina a raccogliere da Rosalia, figlia di Mariarosa e Giuseppe, una storia di affetti. La testimonianza dei 70 anni di matrimonio che i suoi genitori festeggeranno il prossimo 21 luglio: un traguardo della biologia ma, prima di tutto, dell’amore. Colori chiari e un sorriso che accoglie, non si fatica a credere che questa donna, dai modi naturalmente gentili, sia stata educata da una mamma e un papà rigidi ma schietti, fermi ma gioiosi. Quel mix che assicura l’unità e, ai figli, «la capacità di affrontare qualunque problema, allenati in questo già dal fatto di essere una famiglia numerosa».
Cinque figli: Sofia la più grande, poi Piero, quindi Rosalia, Enrico, purtroppo scomparso di recente, e Letizia, «l’unica nata a Roma, tutti gli altri a Parma». Nove nipoti e altrettanti pronipoti, con «il più piccolo che ha 2 anni e il più grande 40». Una storia lunga, insomma, che comincia all’incirca un secolo fa «quando nostro nonno materno, proprietario di una società che costruiva strade, andò a lavorare in Sicilia». Fu infatti nonno Rusca, emiliano di Salsomaggiore Terme, «a lastricare, nel 1908, la prima strada che portava a Monte Pellegrino», il massiccio montuoso che chiude il Golfo di Palermo. Dove, a 429 metri d’altitudine, immerso in una natura selvaggia, si trova il Santuario di Santa Rosalia, patrona della città. Lì «conobbe nonna, con la quale si sposò dopo pochi mesi».
Dal matrimonio dei coniugi Rusca nacquero tre bambine, «ma quando mamma aveva appena 13 anni, per ragioni di mafia, a malincuore furono costretti a lasciare Palermo e trasferirsi a Milano». Nel frattempo era successo che «un nostro avo avesse chiesto al nonno di aggiungere “Piazza” a “Varoli” cosicché non si perdesse il suo cognome». Detto, fatto. La storia continua nel capoluogo lombardo: «Lì mamma conosce papà che, proprio come il nonno, è di Salsomaggiore». Subito si sposano e Giuseppe va a lavorare per i Rusca come avvocato dell’azienda. Quella Sicilia, così assolata e verdeggiante, non l’hanno però dimenticata e in suo onore, come in onore della “Santuzza” (così come i palermitani appellano la patrona della città), chiamano appunto Rosalia la loro terza figlia. Ancora qualche anno e il trasferimento successivo è per Roma. Vanno ad abitare in Centro, dove attualmente ancora vivono – superati entrambi i 90 anni – non lontano da San Lorenzo in Lucina.
Mariarosa – che tra le amicizie conta pure il soprano Renata Tebaldi – certo oggi non gioca più a golf e non pratica più la montagna, così come faceva ai tempi in cui Lino Lacedelli, colui che per primo ha scalato il K2, insegnava ai suoi figli il modo in cui arrampicarsi alle pareti rocciose. Continua tuttavia a impegnarsi nelle sue mille attività: da quelle legate alla vita della parrocchia all’insegnamento della pittura e della lavorazione della ceramica presso l’associazione per ragazzi down “La stelletta”. Non ha perso il piglio avuto in gioventù e «ancora brontola – sorride Rosalia – quando le cose non vanno come lei vorrebbe». Proprio come faceva negli anni ’70, quando i costumi cominciavano a essere più liberi, e le ragazze conquistavano qualche diritto, come quello di indossare i jeans: «Ero negli Stati Uniti per ragioni di studio – ricorda Rosalia, che di mestiere fa la storica dell’arte -, anno 1972». La ragazza indossava un paio di jeans. «Capii che mal sopportava quel mio modo di vestire ma eravamo in America». Come a dire che le toccò tollerare l’«audacia».
15 luglio 2007