Oratori e mottetti a Santa Maria in Aquiro
Sabene dirige la Schola Romana Ensemble e propone brani di Carissimi, Monteverdi e Luìs de Victoria di Mariaelena Finessi
Nomi strani, o perlomeno insoliti, quelli che i musicisti, tra il XVI e XVII secolo, vollero dare a due particolarissimi strumenti: tiorba e colascione, nella costruzione dei quali ci si ingegnò per tentare di aggiungere dei bassi efficaci al liuto. Le sperimentazioni furono talmente ben riuscite che alla storia della musica furono consegnate pagine memorabili. Come quelle che domenica 3 dicembre, per la rassegna dei “40 concerti nel giorno del Signore” – ideata dalla Pastorale giovanile della diocesi di Roma – saranno eseguite nella chiesa di Santa Maria in Aquiro, al centro storico. Eloquentemente battezzato “Sacrae Historiae e Mottetti del XVII secolo” l’evento, diretto da Stefano Sabene, proporrà le musiche di Giacomo Carissimi, Claudio Monteverdi e Tomàs Luìs de Victoria. Oratori e mottetti che a quei tempi bene seppero far vibrare le corde dei nostri due strumenti, come manifestazione artistica della fede in Dio.
«Carissimi – spiega un virtuoso Sabene, a 10 anni cantore della Cappella Sistina – è il musicista che più d’ogni altro ha saputo interpretare la forza espressiva di questo nuovo modo di raccontare il sacro», creando le premesse per i suoi sviluppi futuri. Le rappresentazioni oratoriali raggiunsero infatti, nei primi decenni del XVII secolo, un successo straordinario. Il programma di domenica offre un’ampia panoramica di questo repertorio, con due “Sacrae historie” e il coro finale dell’oratorio più famoso di Carissimi: Jephte. «Abbiamo scelto d’inserire volutamente due composizioni di musicisti “altri”, come Monteverdi di cui presentiamo il mottetto “Cantate Domino”, e de Victoria del quale viene eseguito il responsorio “Popule meus”».
Tramite l’accostamento a questi due brani, infatti, «è possibile cogliere la personalità artistica di Carissimi, diversa dell’emancipata produzione monteverdiana, così come dalla conservatrice opera di de Victoria». Quanto a “Job” e “Abraham et Isaac”, i due oratori ispirati alle vicende dell’Antico Testamento, Carissimi riesce con suprema maestria a raccontare la fede dell’uomo e l’abbandono alla volontà divina. «Abramo – Sabene descrive il passaggio in cui Dio ferma la mano che sta per uccidere il ragazzo – prorompe con Isacco in uno stupendo duetto di giubilo, amplificato dal coro finale». Qui affidato alle voci della Schola Romana Ensemble, fondata dallo stesso Sabene – vincitore nel 1994 del premio internazionale “Foyer des Artistes”, per la direzione d’orchestra – ed affermatasi nell’ambiente grazie alla capacità di realizzare un’inedita sintesi che unisce l’accuratezza tecnica vocale dei più importanti gruppi nord europei con la naturalezza della pronuncia e del canto tipicamente italiani.
I musicisti sono quelli della “Compagnia de’ virtuosi musici di Roma”, complesso nato nel 2005 per occuparsi del repertorio sacro di scuola romana tra rinascimento e barocco, e il cui vezzo è quello dell’esecuzione dei testi nelle antiche sedi originali. E sarà proprio ripercorrendo un tale patrimonio polifonico che alla tiorba e al colascione – ormai tenuti in soffitta – verrà tolta la polvere. L’occasione è quella giusta per raccontarne anche le fattezze: la prima, che doveva garantire una maggiore potenza nei bassi, presenta due manici; il secondo, usato per la realizzazione del “basso continuo”, ha invece un manico lunghissimo, fino a 2 metri, e cassa piccola a forma di pera.
Dando atto a San Filippo Neri, che ragionava sulle potenzialità della musica in ambito sacro, la rassegna dei “40 concerti” continua il 10 dicembre (ore 20,30) a Santa Maria in Domnica alla Navicella con “Cantate al Signore un canto nuovo” (testi del Natale tra polifonia classica e contemporanea). Ingresso gratuito.
1 dicembre 2006