Primavera in musica con Bach e Saint-Saëns
I prossimi appuntamenti della rassegna diocesana, a San Giovanni in Laterano e alla Cancelleria Apostolica di Mariaelena Finessi
Per pochi giorni salta la coincidenza. Il 21 marzo, oltre che segnare l’arrivo della primavera, è pure occasione di festa per i musicisti che, ogni anno, omaggiano Bach ricordandone i natali. In realtà la data non è esatta visto che la Germania adottò il calendario riformato gregoriano solamente nel 1701, quindi molto tempo dopo quel 1685, anno di nascita del grande musicista e compositore tedesco. A conti fatti, insomma, Bach sarebbe nato il 31 marzo. Poco male. Per la rassegna “40 concerti nel giorno del Signore” l’organista Giandomenico Piermarini proporrà comunque le musiche del Cantor di Lipsia e pazienza se l’appuntamento è fissato a domenica 18 marzo: «Resta una mia abitudine – spiega – onorare Bach in questo modo». Oltre che concertista d’organo, strumento nel quale si è perfezionato anche presso l’Accademia internazionale per organisti di Haarlem (Olanda) e la Fondazione A. Schweitzer (Francia), Piermarini è ingegnere elettronico. Pioniere del Midi applicato nella musica colta, è autore del più importante testo in italiano sulla scrittura della musica col computer. Note e bit: un «interesse coevo – racconta -; avevo due anni quando presi a smontare il giradischi subito dopo avere ascoltato la musica che, allora, consisteva soprattutto nelle canzoni di Mina».
Il concerto di domenica si terrà nell’abside di San Giovanni in Laterano (è il 2003 quando Piermarini prende a suonarvi da primo organista), luogo che custodisce due organi costruiti nel 1887 da Nicola Morettini di Perugia e che «rappresentano dei riusciti esempi di come si possa coniugare il sinfonismo francese con la tradizione organaria italiana». Non mancano tuttavia particolarità “eclettiche” «che rendono plausibile, su questi strumenti, anche l’esecuzione di composizioni di altre epoche». Come quelle di Bach, per l’appunto. Per questo concerto, dedicato alle musiche del tempo di Quaresima, «verrà utilizzato prevalentemente l’organo a tre tastiere, per le intuibili maggiori possibilità offerte, mentre le sonorità più raccolte dei “Preludi ai corali della Passione” daranno modo di ascoltare i colori dell’organo piccolo».
In repertorio, la “Fantasia e fuga in sol minore” (il cui tema deriva da un antico canto popolare olandese). Seguono i “Preludi ai corali della Passione”, tratti dall’ “Orgelbüchlein” (letteralmente: piccolo libro d’organo). Bach compose (molto) per i (non pochi) figli, onde guidare la loro crescita musicale. Di fatti l‘ “Orgelbüchlein” «fu scritto per insegnare ad un organista “principiante” come si scrive un corale e come si usa il pedale». Vi domina il canone, tecnica compositiva in cui convivono ordine e dualità: Bach vi ricorre trattando «la supremazia della legge divina sul disordine del male; la venuta di Gesù Cristo sulla terra per sconfiggere il peccato». E poi ancora: la “Sonata in trio n. 3 in re min.”; il preludio sul canto di Comunione “Jesus Christus unser Heiland” (Gesù Cristo nostro Salvatore) e il “Preludio e Fuga in Mi min.”.
Il giorno 21, comunque la si metta, è pur sempre giorno consacrato alla musica. Al francese Charles Camille Saint-Saëns, in particolare. A rendergli memoria, con un concerto-lezione, questa volta sarà monsignor Marco Frisina, direttore dell’ufficio liturgico del Vicariato di Roma, oltre che direttore dei “40 concerti” e lui stesso artista raffinato. Presso la Sala Riaria del Palazzo della Cancelleria Apostolica, Frisina – come è nel suo stile – guiderà l’auditorio all’ascolto della grande musica colta. Racconterà di un Saint-Saëns dal talento insolito, spuntatogli in tenera età e capace di leggere la poesia in qualunque oggetto producesse un suono. Come nell’enorme bollitore che scandiva il risveglio mattutino della casa. «Mi mettevo seduto lì accanto alla bouilloire – scrisse il compositore – aspettavo con una appassionata curiosità i suoi primi mormorii, il suo crescendo lento e pieno di sorprese, e l’apparizione di un oboe microscopico il cui canto si levava poco a poco, finché l’ebollizione non lo faceva tacere». In altre parole, si conoscerà meglio quel Saint-Saëns che ebbe la mala combinazione di appartenere all’epoca in cui la fama stava per ammantare, o l’aveva già fatto, Chopin, Schumann, Verdi, Wagner, Brahms, Debussy, Ravel e Stravinskij. Nomi importanti che, immancabilmente, in parte oscurarono il suo. Lui che ebbe invece il dono di saper scrivere musica con quella facilità, come disse di se stesso, con cui «un melo produce le mele».
L’incontro successivo, dopo i concerti del 18 e del 21, è per il 25 marzo a Santa Cecilia in Trastevere con la pianista Gilda Buttà e la musica religiosa di Franz Liszt. Ingresso gratuito, ore 20.30.
16 marzo 2007