Adamo primo testimone della Bellezza
di Rebecca Nazzaro
“Paradiso” è una parola di origine persiana, “pairidaeza”, che significa giardino. È il luogo che ospiterà la vita dei giusti per l’eternità dove si realizza la possibilità promessa di contemplare la bellezza di cui Adamo ha avuto visione nel Giardino dell’Eden e di rivivere la beatitudine di un’intimità di rapporto tra la creatura e il Creatore. Anche dopo la caduta, nella materia continua a vibrare con ostinazione un certo grado di Bellezza che risuona di quella grazia originaria e piena. Bellezza che ci parla dell’essere, ci riporta alle radici della realtà ed è slancio verso nuove altezze, una traccia dell’eterno nell’effimero e nel finito.
La nostalgia della pienezza perduta continua ad agire su di noi e infatti tutti ne abbiamo avuto, seppure fugacemente, esperienza, anche solo come sentimento vago di infinito. La meraviglia e lo stupore, insieme alla capacità di aprirsi all’inedito, attivano in noi un bisogno di ricerca, ci mettono in cammino verso la conoscenza autentica del mondo, il quale cessa di apparire come un mero dato e diventa un Dono del Creatore che stimola riconoscenza.
Questa emozione soggettiva di scoperta e compiacimento per la realtà non fa che riprodurre e replicare un sentimento che fu prima di tutto nell’atto della Creazione: “E Dio vide che era cosa buona” (Gn 1, 24). L’autentica bellezza è infatti sempre epifania, cioè manifestazione e rivelazione nel senso più pieno del termine. Bisogna, per questo, dedicarsi al bello in un modo vocazionale, diventare dei “naviganti della bellezza” e saper scommettere sulla possibilità che essa ci riserva di rinnovare la nostra vita: essa è capace di muovere i sentimenti dell’anima e insieme sollecitare l’agilità della mente. Attraverso la Bellezza si attiva la particolare capacità di “vedere” che è proprio del cuore.
Oggi, purtroppo, c’è un “ospite inquietante” che si aggira in mezzo a noi: è la bellezza cinica, sfigurata, contrabbandata da un sistema di consumo scomposto e disordinato, come l’unica possibile forma del bello. Questa, però, è una bellezza idolatra, perché pecca nell’orgoglio di pensarsi bastante a se stessa, mentre la Bellezza è sempre simbolo (symballein: connettere, collegare), cioè crea tensione verso qualcos’altro.
A pagare le maggiori conseguenze di questa banalizzazione sono soprattutto i giovani, offesi nel loro naturale desiderio di assoluto, vittime di un mondo tutto appiattito sul presente che avvilisce la fatica della conoscenza invece di incoraggiarla e che li condanna a navigare a vista, senza quel principio di speranza che ci muove verso l’Infinito che riporta al Creatore.
Adamo, primo testimone della Bellezza, fuori del Paradiso non abbandona mai il ricordo di quell’incanto primordiale alla presenza di Dio, e la nostalgia di essere di nuovo con il suo Creatore lo accompagna nella sua e nella vita di tutta l’umanità che egli è chiamato a rappresentare. Ma di che cosa aveva nostalgia Adamo? Passeggiare nel giardino con il suo Creatore, e con Lui contemplare la Bellezza che gli stava intorno. E noi – di conseguenza – di che cosa abbiamo nostalgia? Di quella Bellezza che cade sotto i nostri sensi attraverso forme, suoni, colori, e che testimonia una realtà soprannaturale, cioè la Bellezza come espressione visibile del vero e del bene.
7 marzo 2008