Michelangelo e la serena bellezza del Redentore
di Marco Frisina
Nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a volte passa inosservato un capolavoro di Michelangelo: è il Cristo Risorto che l’artista scolpì intorno al 1520. L’opera era stata commissionata all’artista da Metello Vari: quando Michelangelo cominciò a scolpirla, arrivando al volto si accorse che una venatura nera del marmo veniva a turbare l’immacolata purezza di quel viso. L’opera era dunque da considerarsi inutilizzabile. Michelangelo la regalò al committente e si impegnò a scolpirne un’altra versione. Nel frattempo l’artista era impegnato a Firenze nelle Cappelle Medicee e fece completare la scultura ad alcuni suoi allievi. L’altra opera ebbe una vita diversa; passando di mano in mano, arrivò al collezionista Vincenzo Giustiniani che nel 1607 l’acquistò per la sua Galleria. Da qui giunse a Bassano Romano, nelle proprietà dei principi Odescalchi. Ciò che colpisce in questa statua è la serena bellezza del Risorto, raffigurato come l’uomo nuovo che nella sua sfolgorante luce di vita risorge da morte con la Croce, lo strumento del suo martirio. Egli la presenta al mondo con un gesto nobile e deciso, come la via della salvezza e della speranza. Il volto del Cristo è dolce e nobile insieme, e sembra sfidare il mondo con l’entusiasmo di una giovinezza eterna, con la forza impavida di chi ha vinto il dolore e la morte e vuole proclamare a tutto l’universo la vittoria del suo sacrificio. Sono l’amore e la vita che trionfano sulla morte, e la bellezza del corpo del Risorto ne è viva testimonianza.
12 aprile 2009