Il nuovo Centro per i bambini autistici
Si occuperà di 56 famiglie e dei loro piccoli la struttura inaugurata a Primavalle e nata dalla collaborazione di fondazione Handicap Dopo di Noi, ospedale Bambino Gesù e Opera don Calabria di Marta Rovagna
In quattro piccole stanze i bambini autistici fanno terapia. Accanto due grandi ambienti, le play room, dove possono giocare: in una con giochi ‘strutturati’, costruzioni, puzzle, carta e colori; l’altra per riposarsi e volare con la fantasia. L’ambiente è rilassante, tutte le stanze hanno pareti color crema e mobili colorati a misura di bambino. È questo lo spazio del nuovo Centro italiano per i bambini autistici, inaugurato ieri mattina (16 marzo 2010) a Roma e nato dalla collaborazione tra la fondazione Handicap Dopo di Noi, l’ospedale pediatrico Bambin Gesù e l’Opera don Calabria, nella quale è ospitata la nuova struttura.
All’inaugurazione della struttura, nella borgata romana di Primavalle, erano presenti il presidente della fondazione Dopo di Noi Alberto Zuliani, il presidente dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù Giuseppe Profiti, fratel Giuseppe Brunelli, direttore dell’opera Don Calabria e Antonio Guidi, delegato per le Politiche della Disabilità del Comune di Roma. Saranno 56 le famiglie con figli autistici che saranno seguite e supportate nel nuovo centro, ideato proprio per venire concretamente incontro alle esigenze delle famiglie con figli affetti dallo spettro autistico.
«La struttura è attiva da due settimane – spiega Alberto Zuliani – e lo abbiamo voluta inaugurare per ufficializzare la nascita del primo Centro specializzato per i bambini autistici. Fondamentale infatti è che, accanto alla diagnosi precoce, si crei un percorso di terapia seria per lavorare sui piccoli». Il Centro prevede infatti un trattamento precoce sui bambini autistici e una full immersion formativa per le famiglie dei bimbi; nuclei familiari che non saranno solo di Roma ma anche del resto d’Italia. Nel Centro, infine, sarà fatta anche ricerca, con scambio di studi e competenze sia a livello nazionale (con l’ospedale Brotzu di Cagliari) che a livello internazionale.
«Oggi siamo in grado di diagnosticare questa patologia – sottolinea Profiti – ma bisogna potenziare, e in questo senso questo Centro è meritorio, l’aspetto della risposta alla patologia, che non può essere data solo in ospedale, perché ha bisogno di un intervento integrato». La diagnosi entro i 24 mesi di vita infatti, dimostrano gli studi più recenti, permette «un recupero enorme delle capacità dei bambini». Ne è convinto anche Guidi, che spiega come esista un vero e proprio «diritto-dovere alla prevenzione», e lancia una provocazione «bisogna che anche il mondo ‘esterno’ conosca l’autismo – afferma –: queste vite complicatissime infatti sono il paradigma della nostra società e delle sue difficoltà a comunicare. Bisogna imparare a convivere assieme, è una vera e propria sfida di civiltà».
Soddisfatto dell’iniziativa anche fratel Brunelli, che spiega come «i nostri padroni di casa sono proprio questi bambini che sentiamo adesso gridare nelle stanze qui vicino. È per loro – conclude – che abbiamo aperto le porte, per fare ‘casa’, ovvero luogo accogliente, dove vivono gli affetti e le sicurezze, e vedere da dentro il mondo dell’autismo».
17 marzo 2010