Racconti contro i sostenitori del nulla

“Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo” di Silvana De Mari: una raccolta di storie dure, di sangue e solitudine, ma che puntano al senso della vita di Marco Testi

Libro davvero duro, soprattutto nella prima parte, questo “Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo” di Silvana De Mari, medico e scrittrice. L’autrice la prende da lontano, dagli attacchi dei Saraceni ai villaggi della penisola italiana, per passare attraverso l’inquisizione fino ad arrivare alla malattia e alla morte. E non risparmia in particolari quando fanno parte della realtà: sangue, torture, deiezioni, imprecazioni, solitudine abissale.

All’inizio non è ben chiaro dove voglia portare il lettore, anche se si intuisce che esiste una strategia precisa, e questo rende avvincente l’insieme di racconti (tra l’altro molto ben scritti) che hanno qualcosa in comune. Perché in realtà De Mari parte talmente da tanto lontano che si rischia di prendere questo libro per quello che non è: il libro della disperazione, della colpa, dell’impossibilità del bene nella realtà umana. Antitetico alla speranza cristiana, verrebbe da pensare.

Poi si arriva al nocciolo, a un racconto, “Cronache di vascello del capitano Aquindici”, che è apparentemente di fantascienza, e che rivela il senso di tutto il volume. Una ragazzina giace in ospedale senza vita apparente, tenuta nel nostro mondo dal respiratore. Ha avuto un incidente con il motorino, e la mamma e il papà sono storditi da questo destino. Non vi diremo come finirà il racconto, ma possiamo anticipare che è il messaggio di un medico che si scaglia contro il suo stesso mondo di meccanicismo biologico, di determinismo a volte nichilistico, e una apertura di credito al senso ultimo di tutte le cose.

Il racconto che segue è fatto inizialmente di disperazione pura. Un padre va a vedere i risultati della maturità del figlio morto di tumore subito dopo gli esami. Piano piano alla disperazione si sostituisce altro: la certezza del senso della vita prima maledetta e poi riconosciuta per quella che dovrebbe essere. Il padre ha scoperto che la sua famiglia non è un’accozzaglia di gente mal assortita come sembrava, ma una piccola comunità di persone visitate dall’angelo, che improvvisamente assume un senso ai suoi occhi: hanno lottato, hanno amato, hanno cambiato il loro modo di vivere per un bambino segnato dalla malattia. «Prima o poi guarderò la nuvole o le stelle e ringrazierò il Padreterno di avermi dato Stefano».

Alla fine, una riflessione, non più un racconto, di un medico sulla sofferenza e sulla morte: la confutazione, da scienziato del corpo, del nulla teorizzato da alcuni scienziati delle stelle e dell’atomo. Questo è il senso ritrovato nel libro e nella vita: «Come la morte (le rughe) sono la prova certa dell’esistenza di Dio o, perlomeno, la prova certa dell’esistenza di un’intelligenza che regola e ha regolato la presenza della vita».

“Il cavaliere, la strega, la morte e il diavolo”, di Silvana De Mari, Lindau, pp. 242, 16 euro

19 aprile 2010

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