Comunicazione, nuove nomine e modelli culturali
Mentre si parla di rinnovare le cariche degli organismi predisposti al controllo nel mondo dei media, una riflessione sul ruolo dell’«industria culturale» nella formazione dell’opinione pubblica di Elisa Manna
In questi giorni, travagliati da molte e spinose vicende da risolvere, si torna a parlare di nomine nel settore delle comunicazioni: il Consiglio di amministrazione della Rai, il Presidente e i Commissari della cosiddetta Agcom, cioè l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e ci sarebbe anche il rinnovo dei rappresentanti delle istituzioni del Comitato media e minori, istituzione meno conosciuta, ma assai importante, che si batte per una tutela migliore dei minori rispetto ai contenuti dei media.
Queste nomine vengono vissute tra gli addetti ai lavori come “poltrone” importanti da aggiudicare a questo o a quello, secondo logiche di competenza tecnica ma anche di partito o di altra aggregazione di potere più o meno trasversale, perdendone la rilevantissima valenza sociale. Cerco di spiegarmi meglio: chi ha potere nel campo della comunicazione non è uguale ha chi ha potere nel campo dei trasporti o dell’energia: è molto più importante, perché avrà influenza nell’affermazione di valori, significati, modelli di comportamento, stili di vita.
La comunicazione – l’industria culturale – non è un’ “industria” come un’altra, ma qualcosa di infinitamente più invasivo, strutturante delle nostre opinioni e delle nostre coscienze. E, si badi bene, non si tratta solo di una dimensione che riguarda i minori; tutti siamo dentro il continuo flusso della comunicazione, tutti siamo influenzati in misura più o meno maggiore a seconda del patrimonio di risorse critiche di cui possiamo godere.
E questo Paese potrà veramente risollevarsi solo quando un’ampia parte dei cittadini (tutti? Sarebbe un sogno) riscoprirà il significato di quei valori civici, di partecipazione alla vita delle collettività, di consapevolezza sociale, di correttezza e onestà che soli possono consentire un’autentica vita sociale. Una delle ultime ricerche del Censis, realizzata per l’associazione di over cinquantenni “50&più” ha parlato proprio della necessità di una “ricomposizione del noi”. Una ricomposizione che viene prima delle leggi, prima delle norme e che richiama a ideali solidaristici troppo a lungo dimenticati. Le radici cristiane della nostra cultura potranno far splendere questo ritrovato senso del noi.
19 aprile 2012