Al Mansour, film sulle donne e l’Arabia

Nelle sale “La bicicletta verde”, primo lungometraggio filmato interamente nel Regno Saudita. La regista: «Nel nostro Paese molte ragazzine come la protagonistia, con grandi sogni e potenziale» di Massimo Giraldi

Proveniente dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è in sala in questi giorni un film di grande attualità, denso di acute e opportune notazioni. Si tratta de La bicicletta verde. La pellicola, comunque vada, un primato ce l’ha già e Haifaa Al Mansour, la regista, lo sottolinea con gioia: «Sono fiera di aver girato il primo lungometraggio mai filmato interamente nel Regno Saudita». Al centro della storia c’è Wadjda, una ragazzina di 10 anni che vive alla periferia di Riyad, Capitale saudita. Vivace e affettuosa, Wadjda una mattina litiga con Abdullah, un coetaneo del quartiere con cui non ha il permesso di giocare e che la provoca seguendola in bicicletta. Lei vorrebbe sfidarlo, mette gli occhi su una bellissima bicicletta verde in vendita in un negozio vicino casa, ma alle donne è proibito usarla. Ostacolata dalla mamma, Wadjda decide di provare a guadagnare da sola i soldi necessari. Ci riesce partecipando alla gara scolastica di lettura dei versi coranici. Con un finale da non rivelare e un sottofinale nel quale la ragazzina inforca la bicicletta e corre felice verso il mare.

«Ci sono nel nostro Paese – aggiunge Al Mansour – molte ragazzine come Wadjda, che hanno grandi sogni, forti personalità e tanto potenziale: loro possono rimodellare e rifinire la nostra nazione, e penso che lo faranno. Spero che il film parli del tema universale di speranza e di perseveranza col quale possono relazionarsi persone di ogni cultura». Se quello di primo titolo girato in Arabia con un cast tutto saudita vale sotto il profilo storico/statistico, ben più consistenti, incisivi, seri sono i meriti del film riguardo allo svolgimento narrativo, alla esemplare distribuzione tra dialoghi e azione, alla misurata descrizione della dialettica drammatica.

L’occhio della regista guarda con delicatezza e sagacia lo svolgersi della vita quotidiana a Riyadh, dove l’incontro/scontro tra le rigide regole imposte dal Corano e la modernità incombente sul territorio vive momenti difficili, in bilico tra emozioni, rinunce, dolori. Sul volto pulito e fresco di Wadjda si alternano le mille sfumature di una ragazzina che fatica ad adattarsi a regole difficili da seguire, eppure non perde la fiducia nei valori che la circondano, la mamma, la scuola, le amiche. La corsa finale verso il mare fotografa un’ansia di cambiamento perentoria e coraggiosa. Senza urlare, senza stravolgere sentimenti né proclamare velleitari cambiamenti, il copione pedina quel desiderio di umanità e saggezza che può unire persone di differenti generazioni e crea una migliore conoscenza reciproca. Film importante, da vedere anche in ambiti scolastici e didattici.

10 dicembre 2012

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