Alcol, psicofarmaci e gioco: no alle dipendenze

Al via la campagna “Giochi Gocce e Goccetti”, promossa dall’assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio, per sensibilizzare adulti tra i 30 e i 60 sulla pericolosità di certi comportamenti di Laura Badaracchi

Non solo adolescenti e giovani sono, purtroppo, dipendenti da alcol, psicofarmaci e gioco d’azzardo: cresce in modo preoccupante la percentuale di adulti tra i 30 e i 60 anni che cade in queste spirali compulsive e legalizzate. A loro si rivolge il progetto “TrentaSessanta”, affidato dall’assessorato Politiche sociali della Regione Lazio alle cooperative sociali romane Parsec e Il Cammino che – insieme all’associazione Alea e all’agenzia di comunicazione Cube Advertising – lanciano la campagna “Giochi Gocce e Goccetti”. Un’iniziativa che si propone di prevenire e contrastare queste forme di dipendenza e, allo stesso tempo, di promuovere stili di vita sani tra la popolazione regionale. Tra le quindici tappe previste nelle cinque province della regione, il 21 aprile la campagna approderà nella capitale per due momenti informativi: in mattinata in via dei Fori Imperiali, nel pomeriggio a Testaccio, con appuntamento alle ore 16 davanti al Macro.

Per contattare in tutto il Lazio due milioni di adulti – è questo l’obiettivo della sensibilizzazione – gli operatori sociali scendono in strada, allestendo in fiere, sagre, mercati e occasioni pubbliche rilevanti, degli appositi gazebo, al cui interno vengono predisposte postazioni web e distribuiti materiali informativi e gadget. «Spesso non si è consapevoli della dipendenza da sostanze e comportamenti legali, specie se a esagerare non sono giovani e giovanissimi, ma lavoratori adulti e casalinghe», osserva Mauro Carta, coordinatore del progetto, sintetizzando il messaggio al centro della campagna: «Il consumo di alcol, di psicofarmaci o la passione per il gioco sono attività che possono far parte della vita di chiunque. Allo stesso tempo, però, tali comportamenti possono trasformarsi in dipendenze, e in questo caso è necessario saper riconoscere il problema, in noi stessi o in chi ci sta intorno, e rivolgersi ai servizi specializzati in questo tipo di problematiche».

Per intercettare le richieste di aiuto o di consulenza, sul sito www.giochigoccegoccetti.it «forniamo una vasta mappatura di servizi pubblici e privati ad hoc presenti sul territorio della regione Lazio corredata di indirizzi e recapiti», riferisce Carta. Disponibili anche schede di approfondimento sulle caratteristiche e i rischi derivanti dall’abuso; filmografie e test sulle tre forme di dipendenza; il calendario aggiornato degli eventi e notizie legate al tema. Oltre alle azioni sul territorio, quindi, il progetto è presente in vari modi sul web: infatti ha optato per la diffusione di messaggi pubblicitari di sensibilizzazione tramite il motore di ricerca Google, il portale di condivisione video YouTube e Facebook, il social network più utilizzato nel nostro Paese.

Stando ai dati diffusi nel 2010 dall’Istituto Superiore di Sanità, in media 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. E le ultime rilevazioni Istat ci dicono che il consumo non moderato di alcol (4 o più unità di alcolici al giorno) riguarda il 6,6% degli uomini e l’1,9% delle donne. Un’attitudine che riguarda soprattutto la popolazione maschile e che aumenta in maniera significativa con l’età: tra i 45 e i 54 anni il consumo eccessivo di alcol riguarda, infatti, l’11,1% della popolazione maschile e tra i 55 e i 64 anni il 13,4%.

Inoltre si stima che 3,7 milioni di italiane assumano psicofarmaci, a fronte di 1,7 milioni di uomini. Una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità dimostra che il policonsumo di alcol e psicofarmaci caratterizza maggiormente l’universo femminile, attratto dalla logica dell’automedicazione di depressione, stress, ansia e disturbi della personalità. Senza dimenticare che esiste un ampio uso di tranquillanti, sedativi e ansiolitici non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale, quindi difficilmente monitorabili.

Infine, la “febbre da gioco” colpisce 30 milioni di italiani di qualunque estrazione sociale, con un’incidenza più alta proprio tra i 30 e i 60 anni. Capitali dell’azzardo risultano Milano e Roma, seguite da Napoli. Analizzando i dati 2008 relativi al Superenalotto, ad esempio, la capitale segue il capoluogo lombardo con un giocato pro-capite di 69,1 euro. Circa 3 milioni in Italia le persone considerate a rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza, 120mila delle quali presentano un profilo da gambler. E ben il 10,8% dei giocatori (un milione e mezzo) prova l’impulso di giocare somme di denaro sempre più consistenti, mettendo spesso in ginocchio la propria famiglia con debiti insolvibili.

20 aprile 2011

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