All’Aquila con la Misericordia di San Romano al Tiburtino

Allestita, all’indomani del sisma, una tendopoli al quartiere San Sisto: a fine mese sarà smantellata, ma c’è bisogno di tante persone che aiutino nelle operazioni di Matteo Raimondi

L’Aquila sta faticosamente tornando a volare. E sulle sue ali anche il resto di una regione che solo sei mesi fa sembrava sprofondata in fondo a un precipizio troppo profondo. Sgombrate le macerie si sta dissolvendo anche la paura. Ora resta la voglia di fare, di ricominciare, di rimpadronirsi del diritto alla normalità. Se ciò è stato possibile si deve tanto alla «dignità e fierezza del popolo abruzzese» quanto all’impegno incessante delle autorità e dei gruppi di volontariato. Tra queste la Misericordia della parrocchia di San Romano martire al Tiburtino, fra le prime a raggiungere l’Aquila.

Allertato il 6 aprile stesso dall’Ugem (Ufficio gestione delle emergenze delle misericordie italiane), all’indomani della prima scossa sismica, il reparto operativo della Misericordia ha raggiunto il quartiere di San Sisto, dove, all’interno di un parcheggio, oltre 200 persone avevano trovato rifugio. «L’impegno di quei primi giorni è stato caratterizzato dall’incombenza di prestare cure mediche di pronto soccorso». Lo racconta Francesco Sabatino, responsabile della Misericordia di San Romano. «Il nostro nucleo operativo si è stabilito proprio lì, tra le macchine dei tanti cittadini di San Sisto che avevano affollato il parcheggio cercando di scampare alla distruzione, spaventati e feriti. Ci siamo occupati di prestare assistenza medica ai meno gravi e di trasportare i più critici al pronto soccorso di Piazza d’Armi». «Da questo primo passo è iniziata l’attività di realizzazione della tendopoli – prosegue Sabatino – il cui impegno costante è pressoché giunto al termine, dal momento che presumibilmente a fine settembre il campo sarà sgombrato e gli ultimi rifugiati trasferiti in strutture più idonee. Le operazioni di chiusura sono già in parte avviate: coloro che potevano disporre di strutture private ancora agibili sono stati riportati nelle loro abitazioni. Attualmente sono rimaste circa ottanta persone, le cui case sono state pesantemente danneggiate o distrutte, in attesa di collocazione».

La soddisfazione si avverte nella voce di Sabatino quando ripercorre con la memoria i sei mesi di lavoro e sacrificio tra le macerie di una città in ginocchio. «Non avrei mai immaginato che una piccola realtà di volontariato come lo è la Misericordia di San Romano potesse riuscire in una simile impresa. Alcuni fattori hanno contribuito alla riuscita, tra questi la dignità e la fierezza degli aquilani…Non li conoscevo, ma hanno affrontato il dramma con una forza d’animo che ha reso possibile una così rapida ripresa».

Sotto lo stendardo della ripresa, però, si cela l’insidia. L’illusione che il peggio sia definitivamente passato ha fatto sì che l’opera di volontariato abbia “allentato la presa” su una situazione che, invece, merita ancora estrema attenzione. Lo ricorda Samuele Agnoloni, responsabile dei lavori per le tendopoli dell’Aquila, nella zona di Sant’Antonio. «Paradossalmente questo è il momento in cui c’è più bisogno di aiuto. C’è bisogno di andare incontro alle persone destinate alle caserme e ai villaggi di accoglienza. C’è bisogno di persone che aiutino nei traslochi perché queste sono operazioni che rischiano di andare per le lunghe nel corso di settembre, ottobre e novembre. Cerchiamo persone che vogliano ancora impegnarsi per gli abruzzesi. Chiunque – conclude Agnoloni – voglia fare qualcosa potrà contattarci al numero del campo». L’appello è allora per tutti. Il numero da contattare è 327.38.51.646.

11 settembre 2009

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