Allen torna a New York con un film da maestro
“Basta che funzioni” è il quarantesimo titolo del regista, che sceglie di girare nell’amata Grande Mela dopo le “vacanze” europee a Londra e Barcellona di Massimo Giraldi
È in sala il 40° titolo di Woody Allen. “Basta che funzioni” segna il suo ritorno nella prediletta New York, dopo le “vacanze” europee a Barcellona e a Londra. La Grande Mela si ripropone come l’unico luogo possibile dove affrontare a viso aperto gli argomenti che più gli stanno a cuore (la religione, il sesso, la famiglia, la morte, l’America “sbagliata”) e con i quali oggi, a 74 anni, avverte l’urgenza di un confronto più aspro.
Da queste premesse ecco il protagonista, Boris Yellnikoff, professore in pensione alla Columbia University, misantropo, dedito a irritare i pochi amici rimasti con lunghissime tiritere sull’inutilità del tutto. Boris ha un’altissima opinione di sé e una bassissima considerazione per la razza umana. Con insopprimibile cinismo si prende gioco dei sentimenti e delle aspirazioni della gente semplice. Accoglie in casa Melody, una ragazza sbandata arrivata dal Sud, e questo gesto innesca una serie di reazioni che lo obbligano a confrontarsi con gli altri, tra beffe e sarcasmo.
Affidato a dialoghi serrati pieni di battute fulminanti, il film è il ritratto, dietro Boris, di un Allen stretto nell’odio-amore per la vita, le persone, le cose, spietato con se stesso ma innamorato degli sbandamenti del cuore. E anche del cinema, che usa da maestro, scardinando a nostro vantaggio la barriera tra realtà e finzione.
21 settembre 2009