Associazioni familiari: «Per la Consulta il matrimonio è tra uomo e donna»

Il presidente Belletti: «Matrimonio riservato alle coppie eterosessuali; le unioni tra persone dello stesso sesso devono rimanere una cosa diversa». Tarzia: «Respinte interpretazioni avventate» di R. S.

Una sentenza che arriva attraverso «parole semplici» eppure «cariche di significato». A parlare è Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, in occasione del pronunciamento della Consulta che ha stabilito la non sussistenza del vincolo matrimoniale in caso di cambio di sesso di uno dei coniugi. La relazione in questione può trasformarsi, se consenzienti, in un «rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata».

Parole che, secondo Belletti, «vogliono dire, ad esempio che il matrimonio e la famiglia sono riservati alle coppie eterosessuali, mentre le unioni tra persone dello stesso sesso sono e devono rimanere una cosa diversa. La Corte rimanda la decisione al Parlamento, che nella sua piena discrezionalità dovrà eventualmente stabilire una disciplina “che tuteli adeguatamente i diritti e gli obblighi della coppia”. Cioè non solo ipotetici “diritti” ma anche gli obblighi dei componenti. Perché ogni unione o è evanescente o si fonda sulla responsabilità e l‘impegno reciproco e pubblico».

Se da un lato, però, «la Corte ribadisce la sovranità del parlamento sulla regolamentazione delle unioni civili, dall‘altro aggiunge un elemento di novità, “pretendendo” l’introduzione nell‘ordinamento delle convivenze registrate. Insomma quella del legislatore diventerebbe una sovranità limitata». Per Belletti, “la limitazione della libertà del Parlamento viene però bilanciata dal riconoscimento, particolarmente significativo”, che “nulla hanno a che vedere con le unioni omosessuali l’art. 29 della Costituzione e gli articoli 8 e 12 della Convenzione europea dei diritti dell‘uomo”. Nessuna autostrada dunque per «riconoscimenti automatici del matrimonio tra persone dello stesso sesso», ma «la richiesta di regolare con discernimento le condizioni specifiche, i diritti – e soprattutto i doveri – delle varie forme di convivenza. Spetta ora al Parlamento, e quindi alla politica, quella seria, trovare soluzioni adeguate a temi così decisivi per l‘umano. Senza ideologie».

«Con questa sentenza – ha dichiarato Olimpia Tarzia, del movimento Politica, Etica, Responsabilità – si ribadisce l’eterosessualità come “requisito essenziale” del matrimonio e vengono respinte le interpretazioni più avventate e ideologiche dell’art. 29 che, facendo leva sul dato testuale (rispetto al quale la costituzione non parlerebbe espressamente di uomo e donna ma solo di coniugi), vorrebbero che il legislatore ordinario consentisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come avviene in altri ordinamenti».

13 giugno 2014

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