Bellocchio ed Eluana, prospettiva terrena

Un film, quello presentato da Marco Bellocchio all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, in cui la veste narrativa opacizza l’attenzione per il problema della sofferenza di Massimo Giraldi

Bella addormentata è il film italiano di cui più si parla in questo inizio di stagione cinematografica. Lo abbiamo visto il 5 settembre al Lido di Venezia, dove era uno dei tre titoli nazionali in concorso alla 69ª edizione della Mostra del Cinema, e il giorno dopo è uscito in tante sale italiane: operazione studiata a tavolino per sfruttare il passaggio veneziano in funzione di lancio verso il pubblico. Che poi non ha risposto molto bene, se è vero che almeno gli incassi iniziali hanno fatto segnare cifre modeste.

Bellocchio è regista esperto e navigato, non bisogna scoprire oggi la sua predilezione per storie rivolte a mettere alla berlina usi e costumi di quella Italia che a lui non piace, e che bersaglia fin dai tempi di I pugni in tasca. Un autore sempre “contro”, non di rado capace di affidare le vicende a soluzioni stilistiche innovative e quindi in senso espressivo “moderne”. A frenare la vivacità delle sue pellicole interviene l’intenzione di essere schierato, di dichiarare premesse e conclusioni, di evitare confronti dialettici.

Così succede anche in Bella addormentata, dove (è ormai noto) l’autore piacentino parte dagli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro (febbraio 2009) per costruire quattro vicende che vorrebbero essere esemplari della complessità di un dibattito sul fine vita, che chiede certamente a tutti uno sforzo in termini di dialogo e di reciproco rispetto per superare contrasti aspri, scostanti che spesso non portano a niente. Il pro e il contro rispetto all’applicazione dell’eutanasia svariano dalla politica alla militanza religiosa, da una opposizione radicale agli eccessi di un’accettazione sorda e fuori misura. Al centro, quasi a fare da cuscinetto, una ragazza che si fa convincere dalla generosa attenzione di un medico e rinuncia al suicidio.

Il gesto di ribellione del senatore alle direttive del partito evidenzia l’incapacità di certa politica a gestire le urgenze nazionali. La partecipazione di Maria alla veglia e il suo repentino cedere al fascino di Roberto disegnano il poco simpatico ritratto di una ragazza instabile, pronta a unire l’eccesso dello slancio religioso a quello per il rapporto amoroso. La nobile attrice si muove chiusa e incattivita dentro lo scenario di una casa decadente e di inutile sfarzo.

L’incontro tra realtà e finzione risulta poco amalgamato, e, accanto a piccati spunti di denuncia, la veste narrativa tiene talvolta in secondo piano l’attenzione autentica per il problema del fine vita, per la sofferenza dell’essere umano e per chi a questa sofferenza si dedica. Magari alla luce del Vangelo e della prospettiva ultraterrena. Andiamo dunque a vedere, se vogliamo, con la giusta serenità un film cui manca lo sguardo per elevarsi al di sopra delle piccole diatribe terrene.

17 settembre 2012

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