Cano e “I giardini di carta”

Presso la Galleria Giulia sono esposte 50 opere dell’artista spagnolo innamorato dell’Italia di Francesca Romana Cicero

Pedro Cano è un artista spagnolo (1944) originario di Blanca, una piccola cittadina della provincia di Murcia. Sin da piccolo ha nutrito una grande passione per la pittura firmando le prime opere a soli 11 anni. Trasferitosi a Madrid nel 1963, ha frequentato la prestigiosa “Accademia de las Bellas Artes” di San Fernando, fondata da Vélasquez, suo principale ispiratore insieme a Goya. Vincitore del Premio Roma nel 1969, ha studiato come borsista presso l’Accademia Spagnola di Roma.

Come una sorta di pittore errante, ha compiuto numerosi viaggi all’estero e in Italia, trasferendo nei suoi taccuini gli angoli del mondo che ha visitato e serbando le emozioni provate e il fascino subito lungo il Mediterraneo, «continente liquido» che ha voluto rappresentare con la «più liquida delle tecniche»: l’acquerello. Tecnica che ha prediletto, pur cimentandosi in tutte le altre, per quella sua intrinseca immediatezza che ben si addice all’anima di un viaggiatore. Ha esposto in tutto il mondo, curando anche i costumi e le scenografie di alcune opere teatrali (quale ad esempio le “Memorie di Adriano”, diretto da Maurizio Scaparro).

Dal 1972 alterna la sua permanenza tra Blanca ed Anguillara, di cui è cittadino onorario, e dove ha aperto uno studio le cui finestre riflettono e rimandano l’azzurro del lago di Bracciano. Studio dalle stanze collegate da scalette e stretti passaggi su diversi piani, ed abbellite da tappeti anatolici, candelabri a sette bracci, maioliche murciane, e diverse piante e foto di famiglia, tra cui spicca quella che lo ritrae con la Regina Sofia mentre gli conferisce l’ “Encomienda de l’Orden de Isabella Cattolica”, la più prestigiosa onorificenza spagnola.

Fiero delle sue umili origini – i genitori vendevano il pesce, mentre i nonni erano pastori e muratori – ha popolato la sua pittura di oggetti e temi tratti dalla quotidianità, sui quali la luce scherza ora lieve ora intensa. Nella mostra “Giardini di carta” i piccoli orti e giardini domestici, che «rendono più bella la vita di coloro che ci vivono dentro», provengono dal paese natale e da quello d’adozione, accomunati dalla stessa ricerca dell’invisibile e dal superamento della tecnica, che cede al desiderio d’espressione. La Personale ne evidenzia il tratto delicato, l’impalpabilità delle emozioni, l’evanescenza del colore e dei chiaroscuri. I giardini, rappresentati in 50 carte (di piccolo, medio e grande formato), sono una sorta di variazioni su uno stesso soggetto esaltato dall’uso del colore, il solo elemento “vitale” in grado di distinguere un’occasione o un momento da restituire e fissare nella sua unicità. Si ha l’impressione di contemplare la storia di una sola opera, perfettamente godibile nell’allestimento curato dalla prestigiosa Galleria Giulia, presso la quale espose appena trentenne grazie alla generosità dei fondatori, Carla Mendini, scomparsa di recente, e Giorgio Lanzardo.

Galleria – aperta nel 1971 – che riflette il proprio passato come luogo di conservazione e ad un tempo di vivace “officina” espressiva con le esposizioni di artisti come Severini, la Maselli o Guido Strazza e di espressionisti tedeschi, e che annovera ancora oggi tra i suoi estimatori e frequentatori una scelta clientela, così come in passato erano soliti intrattenersi in essa Moravia, Pasolini e Ninetto Davoli.

Galleria Giulia, Arte contemporanea, via della Barchetta 13. Orario: dal martedì al sabato ore 10.00-13.00 e 16.00-19.30. Ingresso libero. Catalogo: 10 €. Informazioni: 06.6861443.

26 aprile 2007

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