Contro l’antipolitica non bastano vecchie parole

Di fronte al distacco degli italiani dalla politica, bisogna trovare messaggi più autentici, non demagogici, e orientati chiaramente al bene comune e alla protezione dei più fragili di Elisa Manna

Il fatto che il 42% degli italiani, secondo i più recenti sondaggi, non abbia intenzione di votare o sia incerto contiene in sé una verità e un rischio: la verità è che la distanza dei cittadini dalla politica non era mai stata così forte, e gli scandali sempre nuovi che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali rafforzeranno probabilmente questo distacco, che ormai, per larghe fasce di popolazione, è diventato vero e proprio disgusto.

È un dato perentorio, apparentemente inappellabile: quasi la metà degli italiani ci sta dicendo in pratica di averne abbastanza. In questo allontanamento, in questo rifiuto confluiscono probabilmente diverse realtà, a cominciare dal disprezzo autentico di chi si è sforzato sempre di comportarsi onestamente, magari, come si dice,” spaccando il centesimo”, e poi assiste attonito allo scialacquìo volgare di una classe dirigente che intende solo dirigere i suoi affari, più o meno loschi. Ma c ‘è anche l’ostentata indignazione di altri che si sono comportati, nel loro piccolo, allo stesso modo e ora sono ben lieti di trovare capri espiatori che assorbano l’attenzione collettiva.

Il rischio invece sta nella tendenza, da parte del ceto politico, a ripetere gli stessi codici espressivi, a praticare le stesse furbate: in questi giorni si prendono le distanze dal Governo Monti per manifestare una verace attenzione (sic!) al bene della gente.

Verrebbe voglia, da tecnici della comunicazione, di dare un consiglio spassionato un po’ a tutti: la cultura collettiva attraversa fasi oscillanti, come un pendolo, che sostituisce periodi di apatìa e delega in bianco a qualcuno che viene avvertito come un buon padre (altro sic!) cui affidarsi totalmente a periodi di risveglio,di voglia di informarsi, di pratica dello scetticismo come arma sistematica di difesa.

Bene, stiamo attraversando probabilmente un periodo di questo secondo tipo, in cui difficilmente la gente si farà convincere da vecchie parole d’ordine. Bisogna trovare messaggi più autentici, non demagogici, ma al tempo stesso orientati chiaramente al bene comune e alla protezione dei più fragili. Lo shock qualche volta fa bene, risveglia da un torpore pericoloso. Attenzione a non sciupare quest’occasione di essere sinceri e di farsi capire. Gli italiani sono abbastanza maturi, ma vogliono giustizia sociale.

24 ottobre 2012

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