Ecclesia Mater: il “3+2” nel nuovo ordinamento
Cambiano il piano di studi e lo statuto dell’Istitituto superiore di Scienze religiose dell’Università Lateranense di G. R.
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Si cambia, all’Ecclesia Mater. Per l’anno accademico 2006-2007 sono stati messi a punto un nuovo piano di studi e un nuovo statuto, grazie all’impegno del Consiglio d’istituto e delle due commissioni appositamente costituite. Tutti hanno lavorato a stretto contatto con il Comitato per gli studi superiori di teologia della Conferenza episcopale italiana e con la Congregazione per l’Educazione cattolica. Un rinnovamento necessario, dopo l’adesione della Santa Sede al “processo di Bologna” (un percorso che i ministri dell’Istruzione superiore dei Paesi europei si sono impegnati a seguire per costruire uno spazio comune degli studi universitari e della ricerca).
Con la nuova didattica si passa, in pratica, al nuovo ordinamento. D’ora in poi gli studi, all’Istituto superiore di scienze religiose Ecclesia Mater della pontificia Università Lateranense, saranno articolati nel classico “3 + 2”. Nel triennio si ottiene il grado accademico di Diploma in Scienze religiose, equivalente alla laurea di primo livello. Durante questi primi tre anni vengono affrontate materie come filosofia, dogmatica, morale. Nel successivo biennio si consegue invece il grado di Magistero, che corrisponde alla laurea specialistica. Il piano di studi prevede due diversi indirizzi: il primo è quello catechetico-ministeriale, per l’assunzione di specifiche responsabilità e ministeri nella comunità ecclesiale, e per questo si dà ampio spazio a insegnamenti quali pastorale liturgica o catechetica fondamentale. L’altro indirizzo è il pedagogico-didattico, che privilegia pedagogia, sociologia, psicologia, e costituisce titolo per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, dalle elementari alle superiori. Alla fine dei cinque anni, gli studenti che lo desiderano potranno anche iscriversi a un ulteriore biennio di specializzazione per la Licenza in Teologia presso una Facoltà teologica.
«La struttura portante» di tutto il percorso formativo, come la definisce il preside, monsignor Giuseppe Lorizio, è la teologia. «È presente – spiega – come orizzonte e filo di Arianna da tener ben stretto per non perdersi nel labirinto dei diversi saperi e per non rassegnarsi alla frammentazione del senso». Con la riforma, il corso di studi è più lungo di un anno rispetto all’impostazione precedente. Ma le novità sono soprattutto altre, come sottolinea il preside. «Attraverso il “processo di Bologna” – commenta monsignor Lorizio -, con l’adozione di questo nuovo sistema universitario, in tutta Europa si ha il riconoscimento pubblico della Teologia, il cui insegnamento è assente dalle università statali». Importante, prosegue, anche «l’aspetto dell’apertura ai laici, chiamati ad approfondire, a pensare, i contenuti della propria fede».
Per quanto riguarda il nuovo statuto, il preside pone l’accento sul «duplice fondamentale riferimento» che si trova «nello spirito e nella lettera» del testo: la diocesi di Roma e l’università Lateranense, tramite la facoltà di teologia. Segno della «doppia appartenenza, diocesana e accademica», è lo spirito collaborativo dell’Ecclesia Mater. Perché «la collaborazione di tutte le componenti ecclesiali», spiega, è «al servizio autentico della Parola di Dio cui tutti, teologi e pastori, siamo chiamati».
25 settembre 2006