Giovanna d’Arco tra romanzo e storia
La Pulzella d’Orleans protagonista di “Chiunque vi ucciderà”, recente riedizione italiana di uno dei capitoli che il polacco Jan Dobraczynski ha dedicato ai personaggi della Bibbia e del cristianesimo di Marco Testi
Manzoni era stato impietoso con se stesso, perché in un saggio scritto dopo “I promessi sposi” aveva sostenuto, smentendo il suo lavoro precedente, l’impossibilità del connubio romanzo-realtà storica. In realtà i posteri non gli hanno dato retta, visto il mare di romanzi storici che è venuto dopo, e probabilmente è stata una fortuna, poiché molta gente si è avvicinata alla storia proprio grazie a questo tipo di narrativa. Se poi la figura storica da narrare è affascinante e ancora avvolta nel mistero, come nel caso di Giovanna d’Arco, allora il gioco diventa più godibile: è il caso di “Chiunque vi ucciderà…”. Il romanzo su Giovanna d’Arco, recente riedizione italiana di uno dei «capitoli» romanzeschi che Jan Dobraczynski ha dedicato a personaggi della Bibbia o del cristianesimo.
La Pulzella d’Orleans ha affascinato registi, studiosi, artisti, scrittori e psicologi, in quanto rappresenta ancora un enigma: come ha fatto una diciassettenne incolta a trascinare una nazione in ginocchio verso il riscatto non solo morale ma militare e politico? Lo scrittore, considerato uno dei più grandi romanzieri polacchi del Novecento, non offre risposte, ma presenta i fatti dall’interno, tentando di ricostruire i pensieri della fanciulla. I pensieri, non la profondità abissale delle visioni, impossibile da trasformare in materia narrativa. Il romanzo prende spunto dal pellegrinaggio, qualche anno dopo, sul luogo del rogo da parte di uno dei cavalieri che scortarono Giovanna nella sua incredibile avventura, ed è rivissuto in flash-back, attraverso i ricordi del narratore.
La prima e la seconda parte scorrono agili, mentre la terza, quella dedicata al processo, viene appesantita dall’eccessivo ricorso agli atti, alla terminologia e al dibattito teologico. Rimane però un impressionante affresco di una delle età di ferro dell’umanità, quella prima metà del Quattrocento che vedeva finire drammaticamente la Guerra dei cento anni. In fondo Dobraczynski mette il dito proprio nella piaga manzoniana, tenta cioè quello che il lombardo aveva già fatto e poi aveva ripudiato: ha restituito ai personaggi una psicologia cancellata, o quasi, dalla storia, ha donato sentimenti umani a figure imbalsamate dai libri.
La Pulzella non rivela l’enigma che probabilmente né antropologi né psicanalisti riusciranno mai a svelare, ma viene resa viva dalla narrazione, grazie a questo tentativo di narrare non solo gesta ma anche stati d’animo. Giovanna non è mai dipinta a tutto tondo, conserva tutte le insicurezze e le ansie di una ragazza, la storia delle sue vittorie si costruisce piano piano, nonostante lei non abbia piani nè strategie belliche. Di fronte alla prospettiva, che lentamente diviene sempre più certezza, del rogo, la fanciulla mostra tutte le sue paure e le sue umane insicurezze. E soprattutto, rimangono impigliati nelle pagine del romanzo tutti i moti dell’animo, che non saranno stati proprio quelli dei veri attori di allora, ma che la narrazione rende credibili e, ancora una volta manzonianamente, verosimili, senza nulla togliere alla storicità della ricostruzione.
“Chiunque vi ucciderà…”, Jan Dobraczynski, Morcelliana, pagg. 341, 20 euro.
11 gennaio 2010